Un asterisco tra amen e awoman

La deriva del politicamente corretto
Parità di genere (simbolica) -  dal sito www.vice.com © www.giornaledibrescia.it
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L’intento sarebbe non offendere nessuno, ma a farne le spese è (troppo) spesso il buonsenso. E l’intelligenza.

Il pastore protestante Emanuel Cleaver, deputato democratico eletto alla Camera degli Stati Uniti per lo Stato del Missouri, ha concluso la preghiera recitata al Congresso dicendo «amen and awoman». Un gioco di parole che nelle intenzioni dell’uomo aveva lo scopo di rispettare la neutralità di genere. E qui arriviamo all’intelligenza persa. Il pastore Cleaver, uno che con la Bibbia dovrebbe avere dimestichezza, dovrebbe sapere (e ci scusiamo per l’ovvietà) che amen è una parola ebraica che non ha nulla a che fare con l’inglese «men», plurale di «man»; significa «certamente» o «in verità», possiamo anche tradurla con «e così sia».

Il deputato americano ha fatto diventare amen una parola sessista. Ed è questo il dramma del politicamente corretto. Perché nel dubbio amen e gli x-men dei fumetti sono la stessa cosa. Nelle scorse festività natalizie molti biglietti virtuali dispersi in rete recitavano: «Tanti auguri a tutt*». Per gli estensori il classico «tutti» non era evidentemente abbastanza inclusivo, con l’asterisco invece le buone feste erano proprio per tutt*. E dire che quest’anno l’avevamo scampata da quegli insegnanti che (sempre per non ledere presunte sensibilità) vietavano i presepi o laicizzavano le canzoncine. Il futuro non si presenta certo facile, perché molti vorranno essere all’altezza del pastore Cleaver. Da parte mia quando andrò al ristorante in dolce compagnia chiederò un menù e un womenù, hai visto mai che qualcuno ci resti male.

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