Il ritorno del cicorione

Nella vita non si finisce mai d’imparare, aveva ragione quello. Mentre stavo andando in tabaccheria a comprare del sale per mia nonna mi sono imbattuto in un inatteso consesso di illustri orticoltori, persone solitamente amabili che diventano spietate se l’oggetto del contendere sono i loro ortaggi.
Consapevole dei rischi, ho cercato di defilarmi. Impossibile. Le ultime piogge hanno finalmente rinfrescato il bosco, constato io sperando di guadagnare terreno. Ho saputo che non hai raccolto pomodori, mi fulmina uno, cos’è successo? Troppo caldo, dico io. Strano, ribattono loro, le nostre piante ne hanno prodotti a chili.
Ero ormai nell’angolo, una vampata mi stava montando generando una reazione isterico/stizzita come re Carlo III alle prese con una stilografica che perde inchiostro quando una saggezza alla fu Elisabetta II ha avuto il sopravvento, ho dovuto abbozzare: avrò sbagliato qualcosa io allora. Ah ecco, il loro commento finale. Oltre al sale grosso ho preso un sacchetto di caramelle gommose e mi sono avviato verso casa.
Un’apparentemente dolce signora con un delizioso vestito a fiori mi ha fermato per confessare la sua devozione domenicale nei miei confronti, e poi mi ha chiesto: ma tu che lavoro fai? Le caramelle gommose erano ormai finite e sono arrivato al mio orto con l’amaro in bocca. Ma finalmente è arrivato un raggio di sole in una infausta giornata. Eccole lì, le piantine di cicorione pan di zucchero pronte per essere messe a dimora. Perché nella vita non contano gli schiaffi che prendi, ma la capacità di resistere. Camilla sul trono insegna.
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