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L’arte a servizio delle indagini: a Brescia il seminario dell’illustratrice forense che realizza identikit

Elena Pagani domani terrà un incontro per le Forze dell’ordine: «È un lavoro estremamente complesso sia a livello investigativo, sia dal punto di vista tecnico e risolutivo
Sara Polotti
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Elena Pagani, tra arte e criminologia

Da Brera al «true crime», ma quello vero, non raccontato. Elena Pagani, mantovana, mette a disposizione della legalità la sua matita e fa un lavoro di cui tanto si parla e di cui pochissimo si sa. «Disegna identikit», diremmo, se non fosse che è un po’ riduttivo, perché il lavoro dell’illustratrice forense è ben più stratificato. Ufficialmente il suo lavoro è quello della disegnatrice anatomica accademica: è dipendente del Ministero dell’Interno, Dipartimento di Pubblica sicurezza, ma soprattutto è assistente capo coordinatore della Sezione scientifica della Polizia.

Contro il crimine

Da Mantova domani arriverà a Brescia in veste di dirigente del Sindacato autonomo di Polizia, con un seminario di formazione e aggiornamento professionale per gli operatori delle forze dell’ordine, aperto a tutti e partecipato anche da alcuni studenti e studentesse del liceo artistico Foppa. Dalle 8.30 alle 13.30 nella sala conferenze Sante Capitanio e Gerosa in via Botticelli si terrà «Il disegnatore anatomico in indagini criminologico forensi» (iscrizioni su sap-bs-disegnatore-anatomico.eventbrite.com): Pagani sarà presentata dal questore di Brescia Eugenio Spina e dal segretario provinciale di Sap Brescia Paolo Faresin. «Tra le tante attività sindacali», spiega Pagani, «il Sap affianca la Polizia con seminari di aggiornamento». In questo caso, una panoramica sulla professione partendo da esperienze reali e personali. «Spiegherò e racconterò alcune indagini di polizia giudiziaria che hanno coinvolto il mio operato in quanto disegnatrice anatomica, e quindi illustrerò la parte tecnica che ho curato contribuendo alla risoluzione di casi di cronaca nera conosciuti a livello nazionale». Per esempio? «La ricostruzione del volto del capobranco degli stupratori di Rimini». Casi pesanti, dunque.

I particolari sono fondamentali per le identificazioni © www.giornaledibrescia.it
I particolari sono fondamentali per le identificazioni © www.giornaledibrescia.it

Ecco perché Pagani spera sempre che non ci sia bisogno del suo aiuto. «Mi auguro di disegnare il meno possibile», sorride, «perché il disegnatore anatomico arriva quando la situazione è grave o complicata. Resto comunque sempre a disposizione della Direzione anticrimine centrale, Servizio di Polizia scientifica della Polizia di Stato. Quando chiamano io metto in azione le duecento matite che mi porto al seguito».

Tra ricordi ed emotività

Tradurre in disegno un ricordo soggettivo e inevitabilmente falsato dall’emotività delle vittime di un reato non è cosa semplice. Lo conferma anche Pagani: «È un lavoro estremamente complesso sia a livello investigativo, sia dal punto di vista tecnico e risolutivo. Deve instaurarsi un rapporto di paziente comprensione tra il disegnatore e la persona che sta rendendo la testimonianza (vittima o testimone che sia) in modo che le informazioni - che includono anche l’istintività e le attività sensoriali di percezione - possano trovare una strada comunicativa, per arrivare a essere espresse e trovare forma. Una forma che sia riconoscibile ai reparti della Polizia di Stato che provvederanno alla ricerca della persona».

Da lì è come cercare un ago in un pagliaio. «Anzi, di più. Il disegnatore anatomico è il braccio tecnico di risoluzione grafica che traduce (senza interpretare) il ricordo spesso traumatizzato della vittima o del testimone. Di fatto rendo visibile graficamente tutto ciò - persone, ma anche oggetti - che deve essere prima visto per poi essere cercato, riconosciuto e infine identificato ai fini di polizia giudiziaria. Un percorso complicato».

Un po’ come quello che l’ha portata a ricoprire questo ruolo inusuale: di artisti e artiste al servizio della legalità non se ne sentono molti, e in effetti anche Elena Pagani sulla sua strada ha trovato pochi professionisti che come lei hanno un percorso accademico così preciso. «Dopo cinque anni di istituto d’arte a Mantova», spiega, «ho fatto il concorso e sono diventata Maestro d’arte. Mi sono laureata all’Accademia di belle arti di Brera a pieni voti, poi ho fatto un master di specializzazione a Stoccolma, in incisione d’arte non convenzionale. A quel punto avevo 22 anni e ho subito tentato il concorso per entrare in Polizia di Stato. Sono entrata in forza alla Polizia scientifica e ho fatto vari corsi di specializzazione». I casi seguiti? Parecchi. Impossibile quantificare.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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