Storie

L’alchimista del suono e lo studio di registrazione tra i vigneti di Pozzolengo

Produttore e performer, Stefano Castagna lavora da 40 anni con la musica e il suo studio R&B è un laboratorio aperto e una fucina di artisti
Enrico Raggi
Stefano Cavagna ha uno studio di registrazione a Pozzolengo - © www.giornaledibrescia.it
Stefano Cavagna ha uno studio di registrazione a Pozzolengo - © www.giornaledibrescia.it

Stefano Castagna cerca il suono. Lo insegue da un vita senza averlo ancora afferrato. Incantatore, cerimoniere, alchimista: ausculta, miscela, riprova il sortilegio. Performer e produttore discografico (etichetta Ritmo&Blu), da molti anni rintraccia e incontra visionari dell’udito, partecipa alle loro incisioni, fa nascere album e cd. Uomo libero perché pieno di legami, avviluppato in molteplici nodi relazionali. Tra i vigneti di Pozzolengo ha sede il suo studio di registrazione, R&B, snodo effervescente di variegati scenari acustici, laboratorio aperto, fucina di storie musicali. I moltissimi artisti che ha incrociato, ogni volta, lo hanno arricchito, provocato, rilanciato.

Com’è iniziato tutto?

Sono partito negli anni ‘80 con la musica suonata, seguendo e promuovendo gruppi indie e prog - racconta Castagna -. Poi per 20 anni mi sono dedicato alla musica più commerciale, pop e dance soprattutto, destinata al mercato orientale, in collaborazione con una grossa casa discografica giapponese. Abbiamo realizzato più di 500 produzioni, alcune usate come colonne sonore di anime (animazione giapponese) e videogiochi; infine, da 15 anni sono tornato alla musica dal vivo, un repertorio di qualità, tra sperimentazione, cantautorato e folk. Con i miei suoni disegno e propongo una visione olistica del mondo.

È lei a cercare gli artisti o viceversa?

Non faccio il talent scout. Le produzioni che seguo sono il frutto di rapporti già instaurati. Fare musica per me è incontrare persone. Ho collaborato per molti anni con Luca Formentini, con cui ho realizzato numerose produzioni con strumenti autocostruiti da noi. Con il collega bellunese Fabio Trentini e il cantante Jeff Collier abbiamo fondato «Mask of Confidence», un progetto che riprende i modelli compositivi di Mick Karn. Al progetto si sono aggiunti i contributi del batterista Pat Mastelotto e del chitarrista Markus Reuter (King Crimson, David Sylvian, Xtc), della bresciana Angela Kinczly, di Giovanni Forestan (clarinetto e sax). Ora stiamo lavorando a un nuovo album che dovrebbe uscire entro l’anno.

Modelli, punti di riferimento, maestri cui si ispira?

L’ispirazione ha più a che fare con l’adolescenza che con la maturità. Dopo una certa età, i modelli passano sullo sfondo e in primo piano emergono la tua personalità, aspettative, precisi panorami sonori. Sono partito da Brian Eno, David Byrne, e dal composito panorama sonoro degli anni ‘80 in cui sono cresciuto, poi ho trovato la mia strada. Il mondo musicale in questi decenni è molto cambiato. Quarant’anni fa uscivano mille produzioni al mese e, malgrado fosse difficile trovare informazioni, risultava più semplice orientarsi; oggi quelle mille sono decine di migliaia, con un rapporto musicista-mercato completamente capovolto. Anche se non sono un vero strumentista, capisco con esattezza a quale risultato sonoro arrivare. La musica è qualcosa che innanzitutto ho nella testa, come renderla reale è un problema secondario. Lo studio in cui opero risente della mia attitudine fondamentalmente analogica: offro solide fondamenta per splendide avventure sonore. 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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