Sappiamo tutti come sono fatti i bambini, un divieto ottiene sempre l’effetto contrario. Il piccolo Manuel Berettera sa di non poter varcare la porta della palestra dove si allena Gaia, la sorella più grande. Ma ogni tanto riesce a sgattaiolare dentro e rimane incantato dallo spettacolo delle parallele e della trave, dagli esercizi a corpo libero e dalle fantastiche evoluzioni dei ginnasti. E quando compie tre anni – età minima per praticare questo sport – con fare serio annuncia a Esther Puletti, presidente dell’Artistica Brescia: «Sono diventato grande, ora posso entrare». Comincia a saltare nei cerchietti. Poi i primi esercizi di psicomotricità. Da quel momento in poi non smette più, imparando ogni volta qualcosa di nuovo e divertente.
Come spesso succede nella vita, la sorella invece ha smesso, per poi diventare istruttrice. La curiosità di un piccolo può molto, il talento ancora di più. La passione è il motore che accende tutto. Ma se oggi si parla di questo atleta come una delle più grandi promesse dello sport italiano lo si deve soprattutto al suo carattere. «Ne ho visti tanti qui dentro che promettevano faville – conferma il direttore tecnico del club Tullio Bani –, molti all’inizio anche più bravi di lui. Però hanno mollato alle prime difficoltà, incapaci della minima rinuncia. Lui è ancora qui».



