La vita parallela di Manuel Berettera, una grande promessa

Sappiamo tutti come sono fatti i bambini, un divieto ottiene sempre l’effetto contrario. Il piccolo Manuel Berettera sa di non poter varcare la porta della palestra dove si allena Gaia, la sorella più grande. Ma ogni tanto riesce a sgattaiolare dentro e rimane incantato dallo spettacolo delle parallele e della trave, dagli esercizi a corpo libero e dalle fantastiche evoluzioni dei ginnasti. E quando compie tre anni – età minima per praticare questo sport – con fare serio annuncia a Esther Puletti, presidente dell’Artistica Brescia: «Sono diventato grande, ora posso entrare». Comincia a saltare nei cerchietti. Poi i primi esercizi di psicomotricità. Da quel momento in poi non smette più, imparando ogni volta qualcosa di nuovo e divertente.
Come spesso succede nella vita, la sorella invece ha smesso, per poi diventare istruttrice. La curiosità di un piccolo può molto, il talento ancora di più. La passione è il motore che accende tutto. Ma se oggi si parla di questo atleta come una delle più grandi promesse dello sport italiano lo si deve soprattutto al suo carattere. «Ne ho visti tanti qui dentro che promettevano faville – conferma il direttore tecnico del club Tullio Bani –, molti all’inizio anche più bravi di lui. Però hanno mollato alle prime difficoltà, incapaci della minima rinuncia. Lui è ancora qui».

Tra gli allenamenti e la scuola
Non c’è giorno che Berettera non sia all’impianto di Flero per allenarsi. «Abito a Poncarale – racconta –, e mi sveglio alle 6.40 per arrivare in città dove frequento l’Istituto sociosanitario. I miei genitori mi vengono a prendere all’uscita, mangio un panino in fretta e alle 15 sono già ad allenarmi». Le sessioni sono intense, comprendono tutti gli attrezzi. Solo così si viene presi in considerazione dalla Nazionale. Il training termina alle 19 quando Berettera raggiunge casa e qui, prima di andare a dormire, si dedica allo studio. Un tour de force che potrebbe sembrare insostenibile per un quasi diciottenne, non per lui. «È la vita che ho sempre sognato, fare sport mi diverte, oltre che farmi sentire bene. Grazie alla ginnastica, tra l’altro, ho conosciuto nuove realtà e sto girando il mondo. Sono stato anche negli Stati Uniti. Opportunità che quelli della mia età si sognano. Pur fra i tanti impegni, però, non ho perso gli amici di sempre e nel fine settimana riesco a ritagliarmi il tempo da dedicare a loro e ai divertimenti della mia età».

Il sogno delle Olimpiadi
C’è un progetto molto serio costruito su questo talento, concordato con la Federazione e la famiglia, però tracciato con delicatezza per non turbarne le fasi di sviluppo. Olimpiadi? Certo, sono un grande obiettivo. Ovviamente non quelle ormai vicine di Parigi, ma neppure quelle del 2028. «Manuel deve maturare senza fretta – conferma il tecnico Pietro Matias Bani –, tenendo anche conto che il suo fisico ha ancora margini di crescita. Ciò che conforta è che, grazie alla sua dedizione, abbia compiuto tutti gli step richiesti per presentarsi all’ormai vicino passaggio nella categoria Seniores nel modo migliore».
Intanto, nelle categorie giovanili Berettera s’è messo in evidenza su ogni fronte: con la Nazionale Juniores ha conquistato nel 2023 il bronzo ai mondiali di categoria e quest’anno l’argento nella rassegna europea cui ha aggiunto il bronzo nella prova individuale nella sbarra. «Vestire la maglia della Nazionale – spiega – è un grande onore, e al tempo stesso una responsabilità. I raduni cui si viene convocati rappresentano un ulteriore impegno, perché in quei giorni devo saltare la scuola. Per fortuna gli insegnanti mi vengono incontro, ma quanto mi sono perso in aula devo poi recuperarlo studiando ancora di più al ritorno, perché mi aspettano le interrogazioni».

Su una materia, però, Manuel si sente più che tranquillo, ed è ovviamente quella di educazione fisica. «A volte succede che il professore mi chiede che sia io a guidare la lezione – sorride –, e la cosa mi diverte molto. Fra l’altro all’Università vorrei studiare proprio Scienze Motorie». E i compagni di classe che dicono? «Sono i miei primi tifosi, mi seguono sui social e per me rappresentano una spinta in più».
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