Un giorno Maya Stratulea pensò davvero di farla finita. Fu quando vide la mamma - confusa dai fumi dell’alcool - afferrare per l’ennesima volta un bastone per picchiarla. «La implorai di usarne uno più grosso - ricorda oggi -, perché volevo morire. Vivevo da schiava in casa mia, costretta a lavorare tutto il giorno nelle campagne della Moldavia. I mie genitori mi impedivano di andare a scuola, giunsero perfino a bruciarmi i libri». Cominciò così, a soli 9 anni, la sua vita da randagia, per allontanarsi dall’orrore.
«Stavo lontana anche giorni senza che nessuno mi cercasse - racconta -. Allora trovai conforto nella natura, imparai a cavarmela da sola».



