Quando Gianpaolo Gabanetti, 83 anni, disputò il primo incontro di boxe andò giù al primo colpo dell’avversario. Ma – come ha sempre fatto nella sua esistenza – si rialzò subito, vinse per ko alla seconda ripresa e da allora in poi non ha più perso un incontro dilettantistico (110 match, nessuna sconfitta) fino a diventare nel 1965 campione italiano dei superwelter tra i professionisti.
Ricordi
Di quel lontanissimo esordio ricorda una cosa in particolare. «Il premio. Al ritorno ci fermammo su un ponte, mi diedero un panino, una coca cola e 500 lire. Ne fui felice. Avevo 18 anni, una fame da lupo e pochi soldi in tasca». Di ben altro aveva dovuto accontentarsi durante l’infanzia. «Eravamo otto fratelli, vivevamo in campagna a Cignano, era difficile mettere assieme il pranzo con la cena. Tra l’altro mia madre si ammalò e rimase in ospedale per mille lunghissimi giorni. Poi, per fortuna, ha vissuto fino a 89 anni. Senza di lei dovemmo arrangiarci da soli, avevo poco più di tredici anni, mi misi a fare il garzone da un fornaio, la mia giornata cominciava alle 3 del mattino. Almeno mangiavo pane».



