Pietro Padovani, classe 1941, nel 1974 era un impiegato dell’ufficio di Igiene e il 28 maggio, come migliaia di altri bresciani, stava cercando di raggiungere piazza Loggia per ascoltare il comizio sindacale. Viveva, allora come oggi, a Dello. Alle 10.12 era tra piazza Vittoria e via della Posta. Ha sentito lo scoppio e sentito un fischio e un frammento di metallo gli ha sfiorato la spalla. Lo ha raccolto e conservato: è una fibbia di metallo. Si è convinto che si tratti di una parte di un sistema che fissava la bomba al cestino. A pochi giorni dal 50esimo anniversario della Strage ha letto del Collection day organizzato dal Giornale di Brescia. Ha recuperato la fibbia, che era parte di un quadro che aveva realizzato, l’ha messa in una busta e l’ha portata in redazione, pronto a raccontare la sua storia.

Signor Padovani, cosa ci ha portato per il Collection day sulla Strage di piazza Loggia del 28 maggio 1974?
«Questo pezzo di metallo è una fibbia. Secondo me stringeva una cinghia che era stata usata per fissare la bomba al cestino. Ci ho pensato per anni e sono convinto che questo frammento venga e dall’ordigno, non ho più nessun dubbio».
Come ne è entrato in possesso?
«Mi è letteralmente piovuto addosso alle 10.12 del 28 maggio 1974. Stavo andando verso piazza Loggia per sentire il comizio, c’era sciopero e per la strada avevo incontrato tante persone che conoscevo, mi ero fermato a scambiare qualche parola su quello che stava succedendo in città in quel periodo, per quello avevo perso qualche minuto.
In lontananza sentivo che in piazza Loggia stavano già parlando dal palco e mi sono affrettato, pioveva e non avevo l’ombrello e pensavo di andare a mettermi sotto il portico. Avevo risalito piazza Vittoria e mi stavo infilando nel vicolo accanto alla posta quando ho sentito un boato e poi un fischio. Qualcosa mi ha sfiorato la spalla ed è caduto a terra. Per pochi centimetri non mi ha preso in testa, sono stato fortunato perché mi avrebbe fatto del male se mi avesse centrato.
In quel momento dalla piazza ha cominciato a venirmi incontro gente che correva e urlava, diceva parolacce. C’era un anziano sacerdote e qualcuno gli ha gridato contro che le bombe erano colpa dei preti. Ho preso il frammento, me lo sono messo in tasca e mi sono allontanato. Non capivo cosa stava accadendo, era tutto confuso, lo ho scoperto solo più tardi.
Dal cestino di piazza Loggia al punto in cui si trovava lei il percorso è tortuoso. Come fa ad essere sicuro che si tratti di un frammento di bomba?
«Sulle prime in quel caos non ho capito nulla. Mi sono messo in tasca il pezzo di metallo e mi sono allontanato. Poi ho continuato a pensarci e nei giorni successivi sono tornato in piazza Loggia e mi sono messo a studiare la possibile traiettoria. Io sono sicuro. Quel pezzo di metallo è stato scagliato in aria dall’esplosione, poi ha fatto una parabola ed è sceso nel punto in cui mi trovavo, l’ho sentito cadere dall’alto, dopo che il peso aveva esaurito la forza dello scoppio. Ha scavalcato un caseggiato ma i metri non sono tanti. Ne sono sicuro, questa fibbia viene dalla bomba».
La storia però non finisce qui e la fibbia ha fatto ancora diversi passaggi e solo ora ne parla pubblicamente.
«I primi tempi avevo tenuto la fibbia in cantina, poi me ne ero dimenticato e l’avevo persa. Per una decina di anni non l’avevo più vista, non sapevo se l’avevo ancora. Poi l’ho ritrovata. Era caduta dietro ad un pacco, è sempre stata nella mia cantina ma io per tanto tempo non l’avevo più vista.
L’esperienza di quella mattina mi è rimasta impressa, l’ho sognata diverse volte, con suggestioni ed elementi che si sono inseriti nei miei ricordi. Ho la passione della pittura e ho messo le mie emozioni di quel giorno in alcuni quadri che ho realizzato negli anni. La fibbia l’ho attaccata ad uno di quelli e per 30 anni è stata appesa al muro. Ora ho sentito della raccolta del Giornale di Brescia e penso che questo pezzo debba stare nei musei che raccontano questa pagina della nostra storia».




