La pìtima e il pesöl pensando a De André

Immaginate un funzionario del Fisco vestito di rosso
Resina - © www.giornaledibrescia.it
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Capita, a volte, che un pensiero ti resti appiccicato addosso. A me è successo dopo aver origliato de sfrüs due pensionati dire di un amico assente: «Màma, l’è pròpes una pìtima...».

Nella parlata dei nostri nonni (ma anche nell’italiano dei dizionari) viene detto pìtima una persona petulante, puntigliosa, instancabile nel suo costante ricordarti quel che non va. Una persona appiccicosa, quindi. Il termine - attraverso i Romani - ci arriva infatti dal greco antico «epithéma», che significa «ciò che è posto sopra» e che indicava gli impiastri medicamentosi. Nei secoli andati, poi, a Venezia e a Genova la pìtima era una persona assoldata col compito di vestirsi di rosso, appiccicarsi al debitore e ricordargli davanti a tutti e ad alta voce i suoi debiti. Una funzione pubblica Ne canta - struggente e anarchico - Fabrizio De André in «Creuza de mà».

Quanto siamo lontani da allora? Immaginate oggi un funzionario dello Stato vestito di rosso che insegua l’evasore ovunque (al bar, allo stadio, dal gioielliere, dal concessionario, in sartoria...) annunciando ad alta voce: «Costui ha emesso fatture false per duecento milioni. Costui non ha mai pagato né Iva né Irpef...» Appiccicoso, quindi. Come quegli impiastri antireumatici a base di resina che nelle nostre valli erano chiamati razaröle (la resina è infatti la ràza e razaröle sono anche i fidanzatini sempre attaccati tra loro). D’altronde anche la parola italiana «appiccicoso» rimanda al termine latino «pix» che indica la pece. Infatti i Romani chiamavano «picea» il resinoso abete rosso, che non a caso da noi si chiama pés o pesöl. Ma qui mi fermo, non vorrei sembrare una pìtima.

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