«Qualche centinaio di incunabuli reca postille sia marginali sia nell’interno dei piatti della rilegatura o nelle prime e nelle ultime carte. Ho ritenuto opportuno di leggerle e di segnalarle, sia pure nella forma più concisa. Molte, scritte male o sbiadite, si presentano di difficile lettura. Mi sono soffermato su queste postille più a lungo forse di quanto il loro effettivo valore non comportasse, ma sia queste sia molte di quelle citate nelle schede dei singoli volumi, mi sono apparse prove del valore che a certe notizie attribuirono di volta in volta gli ignoti possessori dei libri. Sono note di costume, testimonianza viva del gusto, degli interessi più vari di persone delle quali la storia non parla, ma che pure sono esistite e nella vita hanno recitato la loro parte, così come l’ignoto scolaro che, degno precursore di tanti suoi compagni di tutti i tempi, lasciò sgorbi e disegni nelle carte di una edizione che noi oggi giudichiamo preziosa. Così facendo il lavoro si è più che triplicato ma non ho voluto passare sotto silenzio l’esistenza di postille che possano portare un contributo anche modesto o alla interpretazione del testo o alla conoscenza di piccoli episodi, di figure, di personaggi della vita e della cultura bresciana di un tempo, di firme e di note che danno un’idea dell’apporto recato alla Queriniana dalle biblioteche monastiche di conventi soppressi e ci permettano di farci un’idea della loro importanza».
Con queste parole Ugo Baroncelli (1905-1990), storico direttore della Biblioteca Queriniana, introduce il ponderoso e pionieristico catalogo «Gli incunabuli della Biblioteca Queriniana di Brescia» (Brescia, Ateneo, 1970) giustificando a chi lo avesse poi avuto tra le mani la lunga e meticolosa indagine condotta negli anni sui singoli esemplari a stampa.



