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Casali e i 100 km nel Sahara: viaggio e vittoria con l’amico Paolo

Vincenzo Cito
L’avvocato con studio in città ha trionfato nella manifestazione tunisina: «Ma non sono un supereroe»
Cristian Casali
Cristian Casali
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Un’impresa può nascere anche da una grande amicizia, come quella fra l’ultramaratoneta Cristian Casali, 53 anni, e Paolo Franceschini, 57 anni, che da ragazzo sciava. Poi, abbandonato lo sport, aveva messo su peso. Proprio per aiutarlo a dimagrire Cristian se l’era scelto come compagno di allenamento. «Inizialmente si limitava a seguirmi in bici – ricorda –. Un po’ alla volta ha ricominciato a muoversi a piedi».

Nel febbraio scorso si è accesa la scintilla davanti alla prospettiva di partecipare in ottobre alla 100 km del Sahara, nota corsa a tappe che si disputa in Tunisia e giunta all’edizione numero 24. «Da allora ho perso 10 chili – racconta Paolo – e ho riprovato le sensazioni positive di chi fa attività fisica. Volevo esserci anch’io nel deserto, sia pure nella prova riservata ai camminatori che si disputa su metà della distanza. E sono riuscito a concluderla».

Cristian Casali nel deserto del Sahara
Cristian Casali nel deserto del Sahara

Anche per Casali l’obiettivo era solo quello di portare a termine la corsa. Invece l’ha vinta, grazie anche al sostegno di Franceschini, che spiega: «Quando si è aggiudicato la prima tappa e ho notato con quanta freschezza l’avesse conclusa ero sicuro che sarebbe rimasto leader fino all’ultimo giorno. E così è stato, era il più forte di tutti». La 100 km del Sahara non è una cosa da supereroi. La manifestazione si svolge in condizioni di massima sicurezza, ogni giorno si parte e si arriva allo stesso campo base, i concorrenti sono seguiti con attenzione dagli organizzatori, puntuali i ristori e, nello zaino – a scanso di ogni imprevisto –, si possono portare acqua, accendino antivento, coperta termica e un fischietto. E proprio in casi di estrema necessità c’è un’auto medica pronta a intervenire con un dottore che conosce ben cinque lingue.

Si parte alla mattina per evitare le ore più calde (la temperatura comunque non supera mai i 35 gradi). Se si fa buio, una torcia frontale aiuta a orientarsi. La manifestazione, però, richiede un’adeguata preparazione, molto diversa da quella di una normale corsa di lunga distanza, perché nella sabbia i piedi affondano facilmente e senza le scarpe e le calze adeguate il rischio vesciche è sempre in agguato. A Casali, che ha partecipato quattro volte alla 100 km del Passatore (tra la Toscana e l’Emilia Romagna), le lunghe distanze non hanno mai fatto paura.

Correre, per lui, è innanzitutto un divertimento. Lo fa ben cinque volte alla settimana, lavora come avvocato, ha lo studio in città e durante la pausa tra le 13 e le 15 mette le scarpe da runner e ogni volta si propone una meta diversa. «Vado un po’ ovunque, in qualsiasi condizione atmosferica. Se c’è da andare a trovare mia madre a Botticino, lo faccio correndo». Per la 100 km del Sahara ha usato come campo di prova la Maddalena. Conquistarla a piedi, per molti di noi, è già una piccola vittoria. Lui è anche riuscito a percorrerla di corsa – andata e ritorno – per ben due volte nello stesso giorno.

Passione

Casali, in ogni caso, non si sente un agonista. «Nel deserto volevo solo mettermi alla prova poi, è chiaro, quando mi sono trovato in testa alla classifica ho cercato di rimanerci fino alla fine. Paolo è stato un sostegno irrinunciabile, dividevamo la stessa tenda e quando sei con un amico vero tutto diventa più facile. L’esperienza nel deserto è straordinaria soprattutto dal punto di vista umano. Davanti allo spettacolo della natura, e in un contesto così particolare, ritrovi te stesso e impari a dare il giusto valore alle cose. Era bello vedere che gli ultimi erano applauditi da quelli arrivati prima».

Il deserto del Sahara
Il deserto del Sahara

Lo stesso Casali è stato capace di un nobile gesto di sportività facendo correggere l’ordine di arrivo di una tappa che, per errore, lo dava primo dopo una volata. Cristian ha avuto anche la grande soddisfazione di correre assieme a Marco Olmo, vincitore di numerosi ultra trail, che ha compiuto 79 anni proprio mentre era nel deserto. «La sua esperienza è sempre preziosa –ammette –. Quando abbiamo affrontato le dune mi sono incollato a lui per copiarne la tecnica». Prossimo obiettivo? «Potrebbe essere il trekking al campo base dell’Everest, andata e ritorno, all’interno di un parco nazionale». Naturalmente con l’inseparabile amico Paolo...

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