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Camionista di giorno, rugbista di sera: l’esordio in serie A di Daniele Boselli a 37 anni

Gianluca Barca
Il giocatore del Calvisano racconta: «A chi mi chiede cosa me lo fa fare rispondo che non mi pesa: passo dallo stare da solo in strada al gruppo»
Daniele Boselli in campo con la maglia del Calvisano - Foto © www.giornaledibrescia.it
Daniele Boselli in campo con la maglia del Calvisano - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Sì, viaggiare. Evitando le buche più dure... I viaggi di Daniele Boselli cominciano alle 4.30 del mattino. E finiscono dopo dodici o tredici ore. Giusto il tempo di tornare a casa, preparare la borsa e presentarsi all’allenamento sul campo di Calvisano.

Boselli, di professione camionista, compirà 38 anni la prossima estate e lo scorso 24 febbraio ha esordito con la maglia giallonera in serie A, dopo una dozzina di anni di vera e propria gavetta nelle categorie inferiori.

«Ho cominciato a giocare a Botticino – racconta – poi nel 2019 mi sono trasferito a Calvisano, perché, abitando a Montichiari, il San Michele era più vicino. Fino a quest’anno avevo giocato solo in serie C, di fatto in un colpo solo ho fatto due gradini in su».

Capitano della cadetta giallonera, un metro e novanta di statura, quasi 100 chili di peso, il rugby per lei è diventato una passione in età già matura.

«Mio padre è un istruttore di arti marziali e sport di combattimento, pertanto io all’inizio mi sono dedicato al kick boxing e poi un po’ alla Mma, a Montichiari nella palestra del maestro Fontanella. Ho disputato vari combattimenti, ho preso parte anche a qualche torneo, ma la serie A del rugby è sicuramente il traguardo più alto che abbia mai raggiunto nello sport fino ad ora».

Dove ha cominciato?

«Avevo 25 anni e d’estate tramite amici mi sono avvicinato al Botticino; ho cominciato ad allenarmi e prima ancora di rendermene bene conto mi hanno fatto giocare. Gli equilibri, l’uso del peso, certi gesti, soprattutto quando placchi, non sono molto diversi rispetto a quelli delle arti marziali, la cosa più difficile per me è stata inserire tutto questo nella dinamica del gioco, nei movimenti collettivi. Prima era tutto ovviamente più statico. Però posso dire che sul piano atletico non mi mancava assolutamente niente».

Boselli con il suo camion - Foto © www.giornaledibrescia.it
Boselli con il suo camion - Foto © www.giornaledibrescia.it

C’è il rammarico per il fatto di non essersi dedicato al rugby prima?

«Qualcuno dice che se avessi cominciato da ragazzino... chi lo sa. Di certo, nelle stagioni passate, quando nella prima squadra del Calvisano c’erano professionisti a tempo pieno, il mio livello tecnico era troppo inferiore per poter avere ambizioni. Fisicamente forse avrei potuto anche reggere il confronto, ma la mia conoscenza del gioco, le mie capacità individuali non erano sinceramente all’altezza di una serie superiore».

Camionista di giorno, rugbista la sera: capita in giro che qualcuno le chieda chi glielo fa fare?

«Eccome. Ma io ormai sono abituato a questa vita, non mi pesa. Tutto il giorno sulla strada sono da solo: l’allenamento, la squadra sono un momento per distrarsi, muoversi, stare con gli altri».

Che effetto fa esordire in serie A a 37 anni?

«È stata un’emozione, perché non pensavo mai che sarei potuto arrivare addirittura in prima squadra, in un club come il Calvisano, con la sua storia. Sono il capitano della Cadetta (che disputa il campionato di serie C, ndr) e penso che questo sia un bel riconoscimento per tutto il gruppo, la dimostrazione che possiamo tutti dare una mano alla causa giallonera».

Quali sono le sue doti migliori?

«Penso di poter offrire al gruppo aggressività, presenza fisica, voglia di battersi in difesa, ed è questo quello che mi hanno chiesto gli allenatori. E sono uno che quando fa una cosa cerca di farla bene. Il mio modello? L’Inglese Underhill, abbiamo pochi capelli, tutti e due». 

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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