Brescia, è di 3 anni il tempo medio di permanenza in serie C

Di 51 squadre scese in terza serie negli ultimi 15 anni soltanto 7 sono riuscite a risalire dopo un anno
La delusione del Brescia dopo la retrocessione - © www.giornaledibrescia.it
La delusione del Brescia dopo la retrocessione - © www.giornaledibrescia.it

È troppo presto per piantare il seme della speranza, in un terriccio che s’è fatto fanghiglia, inzuppato com’è di un sentimento che trascende la delusione, e che continua a pungere con i suoi mille aghi affilati. In qualche modo, però, bisognerà ripartire.

E occorrerà farlo con la convinzione e la volontà che la serie C sia soltanto un porto di transito, magari un’occasione da non sprecare per ripartire da basi diverse, e non d’attracco permanente. Arrampicarsi sullo stesso promontorio dal quale si è appena finito di ruzzolare in appena dodici mesi sarà complicatissimo. Lo dice la storia.

Quella del Brescia, in primo luogo: l’ultima retrocessione in C, quella del 1982, fu «espiata» in tre stagioni. E il caso vuole che sia proprio questo il periodo medio di permanenza nella terza serie delle squadre che, negli ultimi quindici anni, sono riuscite a tornare in cadetteria dopo averla lasciata dalla porta sul retro.

È un dato che si evidenza prendendo in esame appunto il «campione» l’ultimo decennio e mezzo: escludendo i sei ripescaggi avvenuti in questo lasso, 27 - dunque più della metà - delle 51 squadre retrocesse in C non sono ancora risalite in B (alcune di queste, va detto, nel frattempo sono state interessate da traversie e sono scomparse dai radar. Un’inerpicata ripida fuori portata (almeno ad oggi) per molti. Non per tutti. Non si pensi però che per quelle 24 società che il viaggio andata-ritorno l’hanno completato si sia trattato di una placida escursione, priva di curve strette o di. slivelli.

Le statistiche

Il «rimbalzo immediato», ovvero il ritorno nel campionato cadetto dopo un solo anno di purgatorio, è riuscito ad appena sette «elette»: si tratta di Cesena (2008/2009), Vicenza (2013/2014, tramite ripescaggio), Pro Vercelli (2013/2014), Novara (2014/2015), Cittadella (2015/2016), Virtus Entella (2018/2019) e Perugia (2020/2021). Sette su cinquantuno. Poco più del 13%. Il Cagliari che ha centrato la finale play off potrebbe diventare l’ottava squadra ad aver fatto l’impresa: ma dovrà eventualmente battere il Bari che per ritrovare la B ha impiegato i famosi tre anni di media.

Ecco, volendo quantificare le chance di una rapida risalita in serie B del Brescia (che nel 2015 retrocesse venendo ripescato causa fallimento del Parma), basandosi soltanto su dati oggettivi e inconfutabili, la percentuale è questa. Ad oggi è ovviamente una forzatura, perché c’è tutta una stagione da riprogrammare, della quale non si conoscono ancora né gli attori protagonisti né le reali ambizioni che battezzeranno il nuovo campionato, ma è utile a tratteggiare tutte le insidie con le quali chi scende in C, anche con l’obiettivo di rimanervi per un periodo di tempo limitatissimo, è costretto a fare i conti.

C’è poi un altro elemento che balza all’occhio: di queste sette squadre, il Cittadella è l’unica a non avere avuto negli anni a seguire traversie societarie o sportive (dunque con nuove retrocessioni). Riarrampicarsi rapidamente lassù è impresa per pochi, mantenersi a quell’altitudine per (quasi) nessuno. Ma questo è un problema che chiunque a Brescia auspica di doversi porre molto presto. Significherebbe aver percorso il tratto più ostico di quel sentiero scosceso.

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