Volley

Il bresciano Valgiovio ha vinto i Mondiali di volley Under 17

Nadia Lonati
Il classe 2008 di Calvagese è sul tetto del mondo con gli azzurri: «Dopo l’ultimo punto sono scoppiato a piangere».
Valgiovio sorridente con la coppa - © www.giornaledibrescia.it
Valgiovio sorridente con la coppa - © www.giornaledibrescia.it
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Sul podio, con lo sguardo incredulo, si è girato e rigirato la medaglia d'oro tra le mani per qualche attimo, quasi a soppesarla, quasi a volersi assicurare che fosse tutto vero. Poi con le braccia tese e vibranti, insieme ai compagni, ha accompagnato il levarsi al cielo della coppa per mano del suo capitano, Zlatanov, quindi, mentre ancora qualche coriandolo dorato baluginava sopra le teste, stringendosi alla squadra, ha ascoltato l'Inno di Mameli riempire il Levski Sofia Sport Hall.

Le emozioni

Perché, sabato, con la vittoria per 3-2 sull'Argentina, la prima edizione assoluta dei Mondiali di volley maschile U17 è stata vinta dall'Italia, che in regia aveva il bresciano Pietro Valgiovio, nominato poi anche miglior palleggiatore dell'iridato. «Quando l'ultimo punto è stato realtà sono scoppiato a piangere di gioia insieme a tutti i miei compagni - non nasconde il classe 2008 di Carzago, frazione di Calvagese della Riviera, alzatore del Volley Montichiari - è stata un'emozione unica e incredibile dopo una partita così tirata».

Che per l'Italia non era cominciata nel migliore dei modi: primo set perso dopo essere stata avanti anche con un buon vantaggio, secondo pure finito nelle tasche albicelesti, quindi terzo conquistato a riaccendere le speranze. Ma il capolavoro è arrivato nel quarto: gli azzurrini hanno annullato ben sei match ball all'Argentina e, pareggiando i conti con il parziale di 33-31, si sono caricati della forza e delle convinzioni necessarie a dominare poi il tie break, chiuso 15-9.

Crescita

«Ottenere un risultato del genere era uno dei miei obiettivi e avere la medaglia da campione del mondo al collo mi ha emozionato tantissimo. Prima ancora lo era stata la convocazione, e ho lavorato duramente per ottenerla. Quello che ne è seguito poi è stato un percorso di crescita personale e sportiva che mi servirà tutta la vita».

Sul gradino più alto del podio la Nazionale ci è arrivata con un tragitto che non ha conosciuto inciampi: battute Cuba (3-1), Porto Rico (3-0) e Argentina (3-1) nel girone, agli ottavi è toccato al Messico chinare il capo (3-0), e stessa sorte è spettata all'Iran ai quarti (3-2) e a Cina Taipei in semifinale (3-0): «L'Italia è una squadra che punta sempre in alto, e noi pensavamo sempre partita dopo partita. Il nostro punto di forza è stato sapere soffrire, lo abbiamo dimostrato sia ai quarti che in finale. Già prima di quest'ultima gli allenatori ci avevano ricordato di esserne capaci e questo ci ha dato la capacità di non mollare mai e crederci sempre».

Il premio

Così, sotto gli occhi dei genitori approdati in Bulgaria alla seconda partita del girone e che lo hanno sostenuto per tutta la competizione, è arrivato il trionfo, impreziosito per Valgiovio anche dal premio individuale di miglior palleggiatore della competizione: «Non me l'aspettavo, ero incredulo - ammette - anche questo è il risultato di tanto lavoro e sacrificio, dedico questa vittoria a mia mamma e a mio papà, agli allenatori che ho avuto e a tutti i miei amici che mi hanno fatto provare un'emozione indescrivibile al ritorno in Italia».

Per il neo campione striscioni, brindisi e festeggiamenti, ed ora? «Continuerò a lavorare per cercare di rimanere nel giro della Nazionale e mi creerò altri obiettivi col passare del tempo».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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