Rugby, il capovaloro delle «Calvignare» nella stagione più difficile

Meglio lavorava, meno giocava a rugby Valentina Ghiurca, seconda linea del Calvisano e affermata bar lady impegnata in un locale a fare cocktail sino a tardi, a poche ore dalla partita della domenica. Eppure nella finale vinta contro il Volvera è stata tra le più combattive. Non doveva neppure esserci la compagna di reparto Anna Signorini reduce da infortunio - e come lei altre cinque andate regolarmente in campo - ma la squadra aveva troppo bisogno di lei e proprio la sua precisione nei piazzati, maturata grazie all’esperienza di calciatrice con le maglie di Brescia e FeralpiSalò, alla fine ha fatto la differenza.
Non c’era proprio invece il pilone Sara Seye- grande talento della palla ovale italiana- impegnata in Nazionale e destinata a tornare presto a giocare in Inghilterra. Con le ragazze contate – e un solo cambio effettuato in tutta la partita – alla fine l’allenatore Alessandro Cudicio ha centrato comunque il traguardo della promozione in Eccellenza – il massimo campionato nazionale femminile - dopo la tiratissima sfida in finale vinta contro le piemontesi.

Il match sul neutro di Parabiago è stato uno spot per il rugby femminile: grande correttezza in campo e fuori nonostante l’importanza della posta in palio, gioco quasi sempre alla mano con continui capovolgimenti di fronte . «Alla fine a fare la differenza è stata la nostra voglia di vincere – assicura Francesca Sberna, capitana della squadra, una delle più forti giocatrici italiane, già campionessa d’Italia a Colorno e azzurra nel rugby a sette -. Sono orgogliosa di avere compagne che hanno dato tutto sino alla fine pur nelle difficoltà del momento. Nessuna di noi è una professionista, tutte dobbiamo conciliare lo sport col lavoro o con lo studio, eppure ognuna ha saputo mettere il gruppo davanti a tutto».
Uno spirito che si è avvertito per intero nell’azione della meta decisiva contro il Volvera a pochi minuti dalla fine nata da un prolungato possesso con ogni giocatrice praticamente a toccare l’ovale prima che lo schiacciasse a terra Francisca Marzocchi .
Testimone passato
Sono stati mesi difficili gli ultimi per il rugby a Calvisano con la dolorosa scelta di rinunciare al Super 10 e di ripartire da un campionato inferiore; toccherà ora a queste ragazze rappresentare ai massimi livelli un centro che per anni è stato (con l’auspicio che torni presto a esserlo) uno dei punti di riferimento del rugby nazionale. Una scommessa vinta dal direttore tecnico Luca Marzocchi, il primo a credere nel progetto, e premiata già dal soddisfacente torneo d’esordio in Promozione nel 2021-22, terminato con le semifinali play off.
Quest’anno a rinforzare il gruppo sono arrivati i preziosi inserimenti di Giulia Di Carlo, Gaia Zazzera e Beatrice Gerevini, tutte di Piacenza; la politica di integrazione continuerà nel più impegnativo torneo di Eccellenza e comprenderà società e ragazze del nostro territorio. La prima missione sarà il coinvolgimento di ragazze più giovani per avviare il processo di rinnovamento anche a fronte di partenze e rinunce.
Francesca Sberna, che oggi ha 31 anni, ha vissuto tutte le fasi di crescita del rugby femminile italiano. «Cominciai giovanissima in città ma quando esaurii il mio percorso nel settore giovanile ho dovuto smettere perchè la squadra più vicina era a Monza. Grazie a Calvisano ho potuto riprendere e tutto quello che ho conquistato, compresa la possibilità di giocare una anno in Inghilterra prima che il Covid mi costringesse a tornare, lo devo alla cultura per il lavoro che ho assorbito qui».
Ora la mission è un’altra, convincere i maschietti che il rugby giocato dalle donne è una cosa seria. «Sono stati fatti passi avanti importanti grazie ai successi dell’Italia nel Sei Nazioni Femminile, anche se ancora mi capita, in aeroporto, di incrociare sguardi stupiti quando mi vedono con la maglia della nazionale femminile». Eppure oggi, se la nostra provincia ha una squadra di palla ovale nel massimo campionato lo deve proprio alle Calvignare.
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