Rugby

Rugby Calvisano: vent’anni da quello scudetto inseguito così a lungo

Gianluca Barca
Il 28 maggio 2005 il primo titolo italiano della squadra all’epoca targata Ghial, guidata in panchina da Cavinato
Lo scudetto di Calvisano nel 2005 - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Lo scudetto di Calvisano nel 2005 - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
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Verso la fine degli anni Novanta, Alfredo Gavazzi confessò che a giugno del 2000 avrebbe voluto festeggiare i suoi cinquant’anni con lo scudetto del Calvisano, club che insieme a Gian Vaccari, Domenico Perini e altri amici del Gruppo Pesa aveva contribuito a fondare trent’anni prima. Per le inevitabili incertezze che in campo sportivo impediscono di pianificare successi e delusioni quel traguardo dovette essere rimandato di cinque anni: il primo titolo italiano della formazione all’epoca targata Ghial, invece che nel 2000, arrivò il 28 maggio del 2005.

La storia

Fondato nel 1970, il club giallonero aveva conquistato nel 1978 la prima promozione, dalla C alla B, e quattro anni dopo, nel 1982, la serie A. Poi, fino al 1997, una quindicina di stagioni di su e giù, prima tra la A e la B, successivamente tra la A1 e la A2, con il suo giocatore migliore, Paolo Vaccari, ceduto per un paio di campionati (1994 e 1995) al Milan targato Berlusconi.

Rientrato Vaccari alla base, la società giallonera cominciò a coltivare più elevate ambizioni: raccolse le ceneri del Milan, sedotto e abbandonato dall’uomo delle televisioni, ormai presidente del consiglio, e con gli ex rossoneri e altri talenti locali (Ravazzolo, Zanoletti, Davo) si mise ad inseguire il sogno tricolore.

Il sogno dello scudetto

La prima finale venne disputata nel 2001 a Bologna. Il Benetton forte già di 8 titoli ebbe facile ragione degli inesperti gialloneri. Che l’anno dopo vissero la cocente delusione di essere battuti nel match per il titolo nientemeno che dal Viadana, vecchia rivale delle serie minori.

Nel frattempo al San Michele erano arrivati alcuni giocatori che avrebbero segnato gli anni a venire del rugby italiano: Martin Castrogiovanni, Giampiero De Carli, Totò Perugini, Paul Griffen, Gerard Fraser, Justin Purll, Maurizio Zaffiri, Andrea De Rossi, Andrea Moretti, per citarne solo alcuni. Tuttavia, ogni volta, c’era un inciampo che deragliava la finale.

Nelle prime due in panchina c’era Craig Green, All Black campione del mondo nel 1987. Nel 2003 e nel 2004 l’allenatore era Gilbert Doucet, anche con lui niente da fare.

Finalmente

Paolo Vaccari e Gerald Fraser nella finale vinta contro il Treviso nel 2005 - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it
Paolo Vaccari e Gerald Fraser nella finale vinta contro il Treviso nel 2005 - Foto New Reporter Favretto © www.giornaledibrescia.it

Poi, nel 2005, finalmente lo squillo di tromba che a Calvisano attendevano da un lustro: Benetton sconfitto in finale a Padova, 25-20 per i bresciani, Fraser autore di tutti i punti dei campioni d’Italia. Alla fine c’era voluto un allenatore di Treviso, Andrea Cavinato, per mettere il paese della Bassa sulla carta geografica dello sport nazionale: «E dire che a dicembre erano in pochi quelli che avrebbero scommesso sulle sue capacità di restare alla guida della squadra fino alla fine della stagione – scrivemmo sul Giornale di Brescia dopo quella vittoria –. Carattere vulcanico, portato al paradosso e alla dichiarazione estrema [Cavinato] ha imparato a sue spese che, alla Ghial, tutto ci voleva fuorché uno che desse fuoco alle polveri. Quando lo ha capito ha dato il meglio di sé».

Capitano quell’anno, partito Andrea De Rossi, fu Maurizio Zaffiri, il valore aggiunto lo regalò un gigantesco Johan Ackermann, già seconda linea del Sudafrica. Gli altri protagonisti furono Bocca, il tongano Ngauamo, Nanni Raineri, Nitoglia, il figiano Vodo, il neozelandese Elisara e un giovane bresciano proveniente dai vivai locali, capace di farsi largo in una mischia imbottita di grandi campioni, Roberto Mandelli. Vent’anni dopo il Calvisano festeggia la ricorrenza con la promozione in A1.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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