«I quattro Gianni», lo sport raccontato dai fuoriclasse di Repubblica

A scatola chiusa. Il libro «I quattro Gianni e lo sport di Repubblica» (Edizioni Minerva), si dovrebbe comprare così, come la marmellata Arrigoni negli anni Settanta: sulla fiducia.
Per il valore dei protagonisti, innanzi tutto, i quattro Gianni, giganti di un giornalismo che non ha nulla da invidiare alla letteratura. Brera, Mura, Clerici, Minà. Anche soltanto così, leggendone i nomi mettendoli in fila, pare l’album Panini dei fuoriclasse della scrittura. Dopo i tre tenori, i quattro cantori: di sport e pure di vita. Non per caso furono scelti come firme nel giornale fondato da Scalfari, per raccontare un’umanità che fino ad allora era rimasta sulla soglia.
Il talento
In pagina così fecero capolino sfide epocali, personaggi leggendari e pure oneste gare di periferia, trasformate in piccoli capolavori grazie a quei quattro, ciascuno con il proprio stile, distintivo quanto un’impronta, accomunati da ciò che rende il talento una perla esclusiva: l’esercizio metodico della professione, il mestiere come abito da lavoro e non soltanto della festa. Un libro da comprare sulla fiducia, dicevamo, poiché spiegare chi erano quei quattro a chi non lo sa è fatica sprecata. Coloro che li hanno apprezzati gusteranno il ritratto che ne esce, riga per riga, quanti invece sono a digiuno di memoria potranno recuperare, pagina per pagina.

Garanzia di qualità, giusto precisarlo, è l’autore del libro, Giuseppe Smorto, cronista nel midollo, la nemesi di troppi colleghi che vantano medaglie sul petto e non sanno distinguere una notizia da una mucca. Peppe è l’esatto contrario: anche da una mucca cava una notizia, quasi sempre da copertina. E il bello è che racconta di loro a ragion veduta, poiché li ha avuti accanto e ne è stato anche il capo, dopo esser salito al volo sull’astronave di «Repubblica» e averne ricoperto i ruoli chiave, da capo dello Sport a vicedirettore del giornale che proprio in questi giorni compie cinquant’anni e li celebra cercando di darsi un’anima.
Quell’anima Smorto ce l’ha tatuata sulla pelle e ne fa soffiare lo spirito tuttora, collaborando con diversi quotidiani, dalla sua Calabria fino a Brescia. Ecco perché «I quattro Gianni» è un libro che consigliamo mettendoci la faccia. Sapendo che non deluderà chi è innamorato del giornalismo e della buona scrittura.
Per saperne di più
Per chi volesse saperne un poco di più, ecco alcune informazioni utili direttamente dalla fonte: l’ufficio stampa della casa editrice che lo pubblica.
C’è stato un momento nella storia del giornalismo italiano in cui lo sport ha smesso di essere semplice cronaca per diventare linguaggio, visione, racconto del Paese. I quattro Gianni (235 pp, 18€) pubblicato da Edizioni Minerva, ricostruisce quella stagione straordinaria attraverso le figure di quattro protagonisti assoluti: Gianni Brera, Gianni Mura, Gianni Clerici e Gianni Minà. Quattro firme diverse per stile, temperamento e sguardo sul mondo, unite però da un’idea comune: lo sport come chiave per leggere la società, la politica, la cultura e l’animo umano.
Il libro racconta, in occasione del cinquantesimo anniversario de la Repubblica, la nascita e l’affermazione dello sport sulle pagine del giornale, che all’inizio dichiara apertamente di non volersene occupare. Nel giro di un paio d’anni il fondatore Eugenio Scalfari si convince dell’importanza dello sport nella società italiana e chiama al giornale molte grandi firme, tra cui i quattro Gianni.
Gianni Brera è il grande patriarca, il maestro riconosciuto. Con la sua prosa ricca, inventiva e inconfondibile, Brera porta nello sport la letteratura, la storia, la lingua italiana reinventata. È lui a dimostrare che una partita può essere raccontata come un poema epico. Il suo arrivo a Repubblica segna una svolta irreversibile: lo sport non è più un genere minore, ma uno spazio di interpretazione alta del presente.
Diverso, elegante, colto fino alla raffinatezza è Gianni Clerici, che porta nello sport il gusto del racconto lungo, della digressione colta, dell’ironia british. Clerici trasforma il tennis – e non solo – in una narrazione letteraria, popolata di fantasmi, memorie e ossessioni. Nei suoi articoli lo sport diventa teatro dell’anima, luogo di solitudine e grandezza, di vittorie che somigliano spesso a sconfitte interiori.
Gianni Minà è una figura unica nel panorama giornalistico italiano. Porta nello sport uno sguardo internazionale e politico, raccontando i grandi campioni come uomini immersi nella storia. Da Maradona a Muhammad Alì, dai pugili ai rivoluzionari, il suo racconto supera i confini del campo e diventa reportage umano, empatico, dalla parte degli ultimi. Con Minà, lo sport si intreccia definitivamente con i diritti, le contraddizioni del potere e la dignità degli ultimi.
Gianni Mura è una voce libera e ironica, con rubriche diventate leggendarie. Usa lo sport per parlare di potere, ipocrisie, conformismi. I suoi “Sette giorni di cattivi pensieri” ogni domenica non sono solo pagelle, ma un osservatorio puntuale sull’Italia che cambia e spesso torna indietro. Il suo giornalismo è fatto di curiosità, indignazione civile e amore per i dettagli, capace di far convivere leggerezza e profondità.
I quattro Gianni non è soltanto un libro sul giornalismo sportivo, ma una vera e propria storia culturale dell’Italia contemporanea. È il racconto di una redazione che diventa laboratorio di idee, di un mestiere vissuto come missione civile, di un’epoca in cui la scrittura contava quanto la notizia. Un volume che restituisce voce, atmosfera e tensione di anni irripetibili, ricordandoci che il giornalismo migliore nasce quando intelligenza, libertà e responsabilità camminano insieme.
L’autore
Giuseppe Smorto Ha fatto sempre il giornalista, anche se sognava una vita da psicanalista. Invece ha vinto una borsa di studio ed è salito sull’astronave “Repubblica”. È stato caporedattore allo Sport, al “Venerdì”, alla cronaca di Torino, poi responsabile e direttore del sito “repubblica.it” e vicedirettore del giornale. Ha scritto vari libri sulla Calabria (dove è nato), è stato co-autore di Semidei, un docufilm sui Bronzi di Riace. Ha firmato due podcast: Dimmi chi era Gianni Brera e Chiamami Mister (insieme ad Aligi Pontani), su un’esperienza di calcio per ragazzi autistici.
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