«Pippo in spiaggia con Simone studia la formazione del Brescia»

Giancarlo Inzaghi racconta del figlio: «È felicissimo per la sua scelta, Cellino lo ha bombardato per averlo»
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Da sinistra l’allenatore dell’Inter Simone Inzaghi, papà Giancarlo, l’allenatore del Brescia  e il piccolo Lorenzo figlio di Simone - © www.giornaledibrescia.it
Da sinistra l’allenatore dell’Inter Simone Inzaghi, papà Giancarlo, l’allenatore del Brescia e il piccolo Lorenzo figlio di Simone - © www.giornaledibrescia.it

Dici Inzaghi, ed è come se contemporaneamente pronunciassi un sacco di altre parole: successo, gol, preparazione, fame e fama, campione, maniacalità... E anche, comunque prima di ogni altra, la parola famiglia. Non c’è Pippo senza Simone e non ci sono Pippo e Simone senza mamma Marina e papà Giancarlo: è dentro i confini di questo quadrilatero - stile roccaforte inespugnabile - il segreto dei fratelli vincenti.

«Faccia conto che i miei figli mi chiamano entrambi due volte al giorno da 25 anni e che tra di loro anche si sentono lo stesso numero di volte: mia moglie ed io siamo molto felici che siano vicini, uno a Brescia e l’altro a Milano e che siano anche vicini alla nostra San Nicolò di Piacenza».

Giancarlo Inzaghi accetta di instradarci sulla via della conoscenza diretta di suo figlio. E a proposito: in famiglia è Filippo o Pippo? «Uguale, a seconda dei momenti. Anche per me come per tutti molto spesso è Pippo...». Il signor Giancarlo, è un po’ come se fosse il «mister» della squadra di famiglia: «Ma le dico subito che loro con me sulle cose di calcio non si consigliano. Quando provo a dire qualche cosa di tecnico - racconta ridendo - mi dicono subito "ma lascia stare..."».

Cuor di papà però non si perde nulla di nulla che abbia a che fare con la carriera dei suoi ragazzi: «E naturalmente mi sono riguardato i video della presentazione di Pippo al Brescia: mi è piaciuta moltissimo, mi sembra che si sia proposto bene. E soprattutto mi sono piaciute le parole del presidente Cellino che è rimasto con i piedi per terra e non si è messo a fare voli pindarici: bisogna sempre tenere conto di tutte le difficoltà su un cammino. Ma ad ogni modo speriamo bene per questa avventura».

Che in casa Inzaghi è particolarmente apprezzata: «Perché Brescia - ci dice il signor Giancarlo - è una città molto bella che conosciamo bene perché lì ci sono i nostri commercialisti (lo studio Nassini, ndr). C’è un centro stupendo e si mangia pure benissimo... Ed è vero, sì, che quando era ragazzino qualche volta ho accompagnato Pippo a vedere le partite al "Rigamonti", col Brescia che era in serie A. Speriamo - dice sornione - che quei tempi del Brescia in A tornino molto presto...».

Retroscena. Inzaghi senior è decisamente orgoglioso di tutto ciò che i suoi figli hanno saputo costruire. Ma più di tutto: «Sono orgoglioso che siano due persone perbene. In conferenza Pippo ha detto "Potevo stare in A, ma avevo dato la parola al Brescia". Vede, questo fatto è vero: un paio di squadre gli avevano fatto proposte, ma lui non ha voluto andare oltre e ha detto "basta basta voglio chiudere col Brescia". È stata la squadra che davvero più lo ha voluto: Cellino lo ha bombardato di telefonate per una settimana ed è stato da subito molto concreto. Cellino è un bel "mattello" - ride -, ma lo è anche mio figlio: sono due belle teste e anche due bei martelli».

Pensando all’allenatore del Brescia, la «martellite» è la caratteristica principe: «Oggi (ieri, ndr) mi ha chiamato Simone che è in vacanza con Pippo e le famiglie e mi ha detto "papà digli qualcosa tu perché passa il tempo a provare le formazioni!". E anche quando viene a Piacenza ha il suo pc dove vede continuamente giocatori e partite. Lui non sa proprio staccare. Una volta mi disse "ho bisogno di sentire il profumo dell’erba del campo tutti i giorni". Alcuni addetti ai lavori gli avevano consigliato di rimanere fermo qualche mese, di aspettare una panchina in corsa... "Allegri, Sarri e tanti big sono rimasti fermi un anno e mezzo e non sono morti" gli ho detto, ma per lui è impossibile. Simone sa staccare di più, forse anche perché ha tre figli. Ora vediamo a ottobre quando pure Pippo sarà papà...».

Per Giancarlo e Marina si prospetta una bella estate: «Al solito seguiremo i nostri ragazzi anche durante il ritiro, qualche giorno saremo anche a Darfo. D’altronde poi allo stadio non vado: le partite le seguo chiuso in camera, tapparelle abbassate e due pacchetti di sigarette in un week end. E pensi che non fumo». Ma un pregio e un difetto di Pippo? «Diciamo che è apprensivo, anche da giocatore viveva malissimo le sconfitte, si chiudeva in casa. Ma io vedo solo pregi».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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