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Inzaghi: «Voglio rendervi orgogliosi con una squadra coraggiosa»

Dal ritiro del Brescia a Darfo, il primo faccia a faccia con l'allenatore delle rondinelle
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La puntata di Teletutto dal ritiro di Darfo: l'intervista a Inzaghi
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Ci sono 9 luglio e 9 luglio. Tipo: c’è il 9 luglio del 2006, quello nel quale ti capita di festeggiare il titolo di campione del mondo e ti baci e coccoli la coppa più coppa di tutte.

E poi c’è il 9 luglio del 2021: quello nel quale sei agli albori di un’esperienza lavorativa tutta nuova nella quale dopo soli tre giorni devi fronteggiare una situazione «emergenziale» in chiave dirigenziale mentre ancora devi capire bene dove sei, in che dimensione sei chiamato a muoverti e lavorare. Quando si dice accettare una sfida...

Da quindici anni a ieri, quel che non è cambiato è che Pippo Inzaghi, pur essendo passato dall’altra parte della barricata è ancora e sempre SuperPippo. Il suo fascino resiste a tutto: sulla gente ha un appeal che pochi altri. «E questo - dice l’allenatore del Brescia - è il mio orgoglio. Quando mi capita di avere dei momenti no, mi basta fare una passeggiata, incontrare le persone e percepire affetto: significa che quel che ho dato è rimasto. Mi piace essere disponibile perché io, che andavo allo stadio con mio papà, sono stato a mia volta un cacciatore di autografi: provengo... dalla gente».

Come grandissimo è il compito che lo aspetta: la conquista del Brescia e di Brescia a 360°. La partenza della stagione con vari imprevisti, dall’assenza non preventivata di Bisoli («Lo aspetto presto con noi») all’addio improvviso del direttore sportivo, non sembra comunque - almeno all’apparenza - sconvolgere più di tanto Inzaghi. Che ai guai reagisce alla sua maniera: con il lavoro, pensando solo al campo. Quel luogo che è fonte di stress, ma che allo stesso tempo per l’allenatore è anche un... anti stress.

Quando mister Pippo accetta di rispondere alle nostre domande, le dimissioni di Gemmi non sono ancora cosa di dominio pubblico - anche se qualcosa nell’aria si annusa -: ma ovviamente il tecnico sa. Eppure non tradisce emozioni, né insofferenza, o qualunque altra emozione negativa e tiene il punto senza «arretrare»: «Sono molto felice - ci dice - di essere qui».

Sì, ma qualcuno le ha chiesto chi glielo ha fatto fare di scegliere il Brescia e di arrivare al cospetto di un presidente «originale» che con gli allenatori non ci va piano?
«Sì, più di qualcuno. E lo sapete che avevo anche altro e in un’altra categoria da valutare... Ma io ho scelto di istinto e di cuore. E anzi, il corteggiamento e l’insistenza di Cellino sono state proprio la chiave. Il presidente è stato determinante perché mi ha voluto come nessun altro».

Siete in sintonia anche sul mercato? O c’è magari bisogno di una sintesi tra la sua volontà di avere più uomini esperti a disposizione, mentre il Brescia vuole puntare su giocatori di prospettiva?
«Siamo in sintonia. Una strategia l’abbiamo ben chiara. Chi deve sapere di che cosa ho bisogno sa, e con pazienza quel qualcosa che si dovrà fare verrà fatto. Non mi sembra però corretto esporre il nostro piano. Dico solo che dal punto di vista del mercato mi sento tranquillo».

E dal punto di vista del gruppo sul quale sta lavorando in questi giorni?
«Anche. Sto trovando grande disponibilità e sono contento. Credo che abbiamo una base buona dalla quale partiamo. C’è un bel mix, con giovani molto bravi. A me piace migliorare i giocatori e sono qui anche per questo motivo».

Sarebbe contento se in attesa di altro si cominciasse con la conferma di tutti quelli che ci sono ora al netto di quale «sforbiciata» necessaria?
«Certo che sì. Ma posso dire che a meno di qualche offerta shock per qualcuno, la base della squadra verrà confermata».

Vediamo che in questi giorni sta lavorando molto sulla mentalità...
«Per esperienza so che la testa conta tantissimo e so che tutto passa da quel che si fa in allenamento e da come si fa. Lo dico per esperienza personale: tutto nasce da lì e tutto quello che ho fatto io è arrivato da tutto ciò che facevo in settimana. Serve poi mangiare bene, riposare bene...».

Ai suoi chiede anche un po’ di sana ossessione?
«No, quella - sorride - lasciatela a me. Io chiedo loro caso mai di essere arrabbiati se perdono, di chiedersi perché e di darsi delle risposte se in settimana avevano lavorato in un certo modo».

La fame si allena?
«Qualcuno ce l’ha innata. Chi non ce l’ha deve imparare a non accontentarsi. Appunto, questione di testa: bisogna sempre credere di essere bravi e di poterlo essere sempre di più».

Detto che non avete voglia di fare proclami e di parlare apertamente di serie A, è però evidente che il suo arrivo abbia caricato l’aria di aspettative...
«So che lanciare proclami non serve a nulla. Agli obiettivi si arriva col lavoro. Poi è evidente che tutti siamo ambiziosi. Ma bisogna restare tranquilli e valutare le tante difficoltà che ci saranno passo passo sul nostro cammino in una serie B mai come quest’anno difficilissima. Io so che prima di tutto farò del mio meglio per rendere i tifosi orgogliosi della loro squadra, che vorrei fosse coraggiosa».

Ma lei è un giochista o un risultatista visto che ormai va di moda ragionare secondo definizioni e schieramenti?
«Ma a me queste definizioni non piacciono. A tutti piacerebbe avere una squadra che gioca sempre nella metà campo altrui, ma poi ci sono gli avversari. Io in testa ho un calcio propositivo, vorrei una squadra coraggiosa e che giochi in avanti: ma tutto questo passa anche dal sapere soffrire in una partita».

Papetti ci ha detto di aver provato inizialmente soggezione nei suoi confronti considerandola una leggenda...
«Ma no... Io sono uno che sa mettere a proprio agio, e proprio Papetti è uno dei ragazzi con cui fino a qui ho parlato di più».

Chiusura: l’autunno 2021 si annuncia caldissimo per lei. La sfida col Brescia e la paternità...
«Sono pronto anche per la mia prima volta da papà, sarà una bella emozione e il mio bambino nascerà a Brescia, dove vivrò con la mia compagna. Sono felice della scelta di essermi avvicinato anche alla mia famiglia, alla quale sono legatissimo».

 

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