Certe giornate amare, lascia stare. Ma qui sono mesi che di amarezze, e d’impotenza, e nel vuoto, ci si consuma: fino a essere arrivati al quasi punto di non ritorno. È tutto vero: il Brescia ha un piede e trequarti in serie C e persino invocare un «semplice» miracolo non basta più. Non ce n’è: e la partita di Ascoli lo ha crudelmente raccontato benissimo. Non sono serviti a niente moniti, richieste di alzare per tempo l’attenzione su una situazione che ha iniziato a precipitare molto presto, segnali di varia natura che si sono via via palesati un giorno dopo l’altro: tutto inutile, perché si è scelto di ignorare i fatti oppure si è scelto di guardare al dito e non alla luna.
E ora il disastro è quasi compiuto: si prega perlomeno di salvare l’onore. C’è più di un perché il Brescia si ritrova a fare i conti con un ritorno al passato di quasi 40 anni fa. C’è anzi un alfabeto di perché.




