Ciclismo

Visentini: «Trionfai al Giro dell’86. Non ho rimpianti per quelli persi»

Il campione di Gardone Riviera nella Hall of Fame del Giro d’Italia ha ricevuto il suo «trofeo senza fine»
Visentini entra nella Hall of fame del Giro d'Italia
Visentini entra nella Hall of fame del Giro d'Italia
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Roberto Visentini è campione sincero fino al midollo, tagliente nelle sue risposte con quel tanto di carattere burbero da risultare alla fine simpatico. Ieri ha animato la giornata a lui dedicata dall'organizzazione del Giro d'Italia all’Eatitaly di Milano in occasione del suo ingresso nell’hall of fame del Giro, accompagnato dalla consegna del «Trofeo senza fine». Presenti alla premiazione oltre a Ernesto Colnago i campioni come Bugno, ultimo entrato nella Hall of Fame prima di Visentini, e poi Chiappucci e Guido Bontempi, suoi compagni di squadra ai tempi della Carrera.

Questi ultimi hanno smentito il luogo comune alimentato da alcuni giornalisti che descrivevano all’epoca Visentini come il bel tenebroso figlio di papà che in bici ci andava poco volentieri. «Si allenava tutti i giorni e più di tutti noi – ha detto Bontempi – ci raggiungeva a Brescia dove partivamo e poi tornava a casa sul Garda da solo». «E in ogni condizione meteo – aggiunge Chiappucci – quando sono passato pro lui usciva anche con la neve, un esempio».

Cammino

E pensare che al ciclismo ci è arrivato un po’ per caso. «Mi piacevano tutti gli sport, ma sul Garda allora andava forte la bicicletta – racconta Visentini accompagnato a Milano dalla moglie Elisabetta e dai figli Alice e Matteo – trovai da ragazzo una squadra di Padenghe con la quale iniziai a pedalare». Passano gli anni e da juniores nel 1975 vince il campionato italiano su strada, il tricolore cronosquadre e infine il titolo Mondiale. A fine stagione viene lanciato un sondaggio sullo sportivo più popolare: primo Lauda (Formula 1) secondo Borg (tennis) terzo Visentini.

Debutta nei pro al Giro del ’78 dove vince la maglia di miglior giovane. Da allora al Giro è sempre protagonista, ma anche sfortunato. A trovare sulla sua strada Moser e Saronni con i Giri disegnati per loro negli anni Ottanta. Nel 1983 il miglior tempo al Giro è il suo ma la maglia rosa la vince Saronni grazie a generosi abbuoni (30 secondi al vincitore di ogni tappa). Finalmente arriva il suo momento di gloria nel 1986 vincendo a Merano il 2 giugno, il suo compleanno.

Roberto Visentini in maglia rosa - © www.giornaledibrescia.it
Roberto Visentini in maglia rosa - © www.giornaledibrescia.it

«Quel Giro andavo davvero forte, ma ho rischiato di non correrlo perché dieci giorni prima mi ero rotto lo scafoide della mano». E si lasciò dietro le spalle Saronni, Moser, Lemond. «Non ho rimpianti per i Giri che ho perso, poteva andare meglio ma pure peggio. Il Giro dove sono andato più forte? L’87, volavo, poi sappiamo tutti come è andata a finire». Il famoso «tradimento di Sappada» è solo accennato, non vuole tornare sull’episodio che ancor oggi gli manda il sangue alla testa. E infine. «Il giorno più felice da ciclista? Quando ho smesso». Visentini non si smentisce mai.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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