Roberto Visentini entra nella Hall of Fame del Giro d’Italia

Roberto Visentini entra nella Hall of Fame del Giro d’Italia nell’anno in cui ricorre il quarantesimo anniversario della sua vittoria nella corsa rosa. Quell’anno il corridore di Gardone Riviera, oggi 68enne, fuoriclasse delle corse a tappe si aggiudicò il Giro andando più forte di tutti e persino della sfortuna che in carriera gli ha tolto almeno altri due o tre grandi Giri.
Il trionfo
Basta scorrere la classifica generale di quel Giro concluso il 2 giugno a Merano per capire ancor di più la grandezza del corridore bresciano, capace in gioventù di aggiudicarsi il mondiale per Juniores e da dilettante salire sul podio del Tour de l’Avenir. Nell’86 si lasciò alle spalle nell’ordine: Giuseppe Saronni (2 Giri vinti, una Sanremo, un Lombardia e un Mondiale fra gli altri successi), Francesco Moser (1 Giro, un Mondiale, una Sanremo, due Lomabrdia, 3 Roubaix), Greg Lemond (3 Tour de France e due Mondiali), Claudio Corti (1 Mondiale dilettanti), Franco Chioccioli (1 Giro d’Italia).
In quel Giro Visentini indossava la gloriosa maglia della Carrera a quel tempo corazzata con un’anima bresciana dal momento che annoverava oltre a lui, Guido Bontempi che in quel Giro conquistò la maglia ciclamino della classifica a punti, Fabio Bordonali e Bruno Leali. E in ammiraglia siedeva Davide Boifava.
I ricordi

Uno squadrone che gli permise di dominare quella edizione: «La squadra fu molto importante in quell’occasione, altre volte in carriera non è sempre stato così – ricorda lo stesso Visentini che abbiamo raggiunto telefonicamente – ero tagliato per le corse a tappe, andavo forte a cronometro, mi difendevo in salita e in discesa. Non ero veloce e per questo non adatto alle classiche. Ma al Giro davo sempre il meglio di me stesso. Ho indossato tante volte la maglia rosa (ben 25 volte ndr.), un anno ho vinto la maglia bianca di miglior giovane, qualche tappa e poi qualche episodio sfortunato che mi ha tolto qualche soddisfazione. Un anno forai in maglia rosa, correvo in una piccola squadra e mi mancò il supporto per annullare il gap (altre volte avversari gli giocarono brutti tiri ndr.), nell’85’ invece nel Giro vinto da Hinault fui costretto al ritiro, mi beccai una polmonite per l’aria condizionata di un albergo e poi la trascurai. Andai direttamente da St. Vincent al Civile di Brescia dove restai 20 giorni. Quella volta credevo di morire. Avevo 25 anni».
Venerdì a Milano si terrà la cerimonia di premiazione di Visentini. «Mi fa piacere ricevere questo premio, è un modo per essere ricordato per sempre». Il ciclismo bresciano e non solo è in debito col campione di Gardone Riviera.
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