Quattrocento maledetti metri. È quanto è mancato ad Alessandro Tonelli e ai suoi due compagni di fuga, Tarozzi e Sevilla, per andarsi a giocare la tappa dopo essere stati in fuga per 174 chilometri, dal primo chilometro di questa ultima tappa in Bulgaria del Giro d’Italia 2026.
«Devo essere onesto – racconta al Giornale di Brescia il 33enne di Bornato Franciacorta –, ad un certo punto ho creduto che fosse la giornata buona. La fuga fin dal mattino era pianificata con la squadra per consentire al mio compagno Sevilla di racimolare punti per tenersi la maglia blu di miglior scalatore e davamo per scontato che saremmo stati ripresi nel finale.
Ma quando a 10 chilometri dal traguardo la Red Bull che tirava si è rialzata e il nostro vantaggio è tornato a 50 secondi ho cominciato a sperare. Noi in fuga ci siamo parlati e abbiamo detto: diamo il massimo, come va va. Certo non mi aspettavo quello sciacquone nel finale, quel drittone che ha consentito al gruppo di mettersi nel mirino. Bastava una o due curve e forse ce l’avremmo fatta».
L’aver iniziato l’azione decisiva della giornata potrebbe valerle martedì, quando la corsa ripartirà dall’Italia, del numero rosso di più combattivo di giornata.
«Magari, però non saprei, perché non so su quale criterio viene assegnato quest’anno. L’anno scorso era una votazione popolare tramite i social, quest’anno credo sia una giuria di giornalisti selezionati. Lo scoprirò nella prossime ore».
Proverai ancora altri attacchi nei prossimi giorni?
«Ci potete contare».
Come sono stati questi tre giorni in Bulgaria?
«All’inizio il clima, intendo il pubblico, era piuttosto freddo e spento, la seconda tappa era già migliorato, nella terza frazione invece c’era molto pubblico, persino più di certe zone in Italia».




