Ciclismo, Scaroni capitano all’Europeo: «Sfiderò i magnifici 3»

Il bresciano guiderà in Francia la Nazionale italiana contro Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel
Paolo Venturini

Paolo Venturini

Giornalista

Christian Scaroni - © www.giornaledibrescia.it
Christian Scaroni - © www.giornaledibrescia.it

Il bresciano Christian Scaroni vincitore domenica del Giro di Romagna e protagonista di una stagione brillante, avrà l’onere e l’onore di capitanare la Nazionale azzurra ai campionati europei in programma la prossima settimana in Francia, dipartimento della Drone Ardeche. Ha appena terminato l’allenamento nel primo pomeriggio quando lo raggiungiamo telefonicamente per scambiare con lui qualche opinione circa i prossimi appuntamenti.

Non è ancora ufficiale, ma dovrebbe essere capitano azzurro agli Europei domenica 5 ottobre. Che effetto le fa?

«Mi riempie d’orgoglio, da diversi mesi si discuteva con il ct Villa su questa opportunità. Avrò oltretutto al mio fianco i compagni di squadra (all’Astana ndr.) Ulissi e Bettiol che sapranno pilotarmi al meglio. Certo la sfida sarà dura perché mi troverò di fronte Pogacar, Vingegaard ed Evenepoel, i magnifici tre del momento. Per chi non vince il Mondiale sarà una prova rivincita».

Le spiace non correre il Mondiale?

«Ho rischiato di correrlo all’ultimo. Dopo la vittoria di domenica al Romagna, ho parlato a lungo con il ct perché si era ritirato Pellizzari, e c’era l’ipotesi di correre come seconda punta a fianco di Ciccone, poi abbiamo preferito concentrarci sull’Europeo. Mi spiace in fondo perché il percorso di Kigali poteva adattarsi alle mie caratteristiche».

E invece l’Europeo come sarà?

«Un circuito molto duro, ci ho corso a inizio stagione concludendo la gara al quinto posto dopo aver sbagliato strada nel finale, altrimenti... All’Europeo affronteremo la salita dura fatta a marzo tre volte più altre 8 volte uno strappo breve ma molto impegnativo. Conto anche su un clima fresco per rendere al meglio».

Domenica si corre nella sua Botticino una gara Juniores intitolata a Rodolfo Bardelloni, suo nonno, che la mise in bici e sarebbe stato orgoglioso di vedere dove è arrivato ora. Ma quale suo insegnamento si porta nel cuore?

«Mi diceva sempre che sono più le volte che si perde di quanto di vince, e dalle sconfitte si traggono più lezioni che dalle vittorie. Le sue parole mi sono venute alle mente quando sono rimasto senza squadra, ho passato momenti difficili, ma da quella sfortuna ho saputo tirare fuori il carattere che mi serviva per impormi. E la mia carriera ha preso un’altra piega».

E adesso?

«Andiamo a giocarci l’Europeo da prima punta».

La settimana successiva c’è il Lombardia al quale non è mai arrivato nelle giuste condizioni.

«Sì, è ovvio che ci penso è una corsa che mi piace anche se con salite forse troppo lunghe per me. Ma proprio per questo motivo forse salterò la Tre Valli per correre Piemonte e poi Lombardia».

Il prossimo anno?

«Presto per parlarne, ma mi piacerebbe per la prima volta correre il Tour, ho imparato a convivere col caldo, giusto provarci».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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