Stroppa, mister promozioni: «Il mio calcio nella Venezia segreta»

Il tecnico di casa nel Brescia ha centrato la quarta promozione nella massima serie: «Vivo di coerenza e identità»
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Mister Stroppa in gesta sul Canal Grande col suo Venezia portato in A - Foto Instagram Venezia Fc
Mister Stroppa in gesta sul Canal Grande col suo Venezia portato in A - Foto Instagram Venezia Fc

Se siete amanti dei luoghi comuni, non ne troverete di seguito. Non ne troverete perché a essere non comune, per cominciare, è un allenatore che in carriera e nel breve volgere di sei anni ha vinto quattro campionati di serie B. In una serie così scandita: ’19-20 Crotone, ’21-22 Monza, ’24-25 Cremona, ’25-26 Venezia. «Sì, ma a me piace ricordare anche il salto dalla C alla B (’16-17, ndr) col Foggia». Eccezionale veramente il curriculum di Giovanni Stroppa da Mulazzano, ma già da molti anni uno dei nostri: da giocatore, col Brescia, centrò la favolosa promozione in serie A che sancì l’inizio dell’epoca d’oro biancazzurra. Poi, nel Bresciano ha messo radici e famiglia.

Stroppa da giocatore fu protagonista della promozione in A del Brescia nel '99-2000
Stroppa da giocatore fu protagonista della promozione in A del Brescia nel '99-2000

Cinquantotto anni di carriera, tra campo e panchina, vissuto da vincente. Senza mai derogare dal valore dal quale si fa tracciare la strada e guidare nelle scelte: «La coerenza». Nelle proposte si deve innanzitutto riconoscere, con la categoria come un surplus e non come una condizione. Un altro calcio al luogo comune che sentirsi appagati, riconosciuti e consacrati sia una questione di status: «Della categoria non mi è ma interessato tanto».

E se a Stroppa parlate di Venezia e gli buttate lì il classico dei classici stereotipi «bella, ma non ci vivrei», lui vi risponderà: «Bella e non solo ci vivrei: ma ci vivo». Frequentandola e godendosela da veneziano «Sono anche regolarmente abbonato alla rete pubblica dei vaporetti». Un viaggio in un campionato condotto da squadra dominante costruito giorno dopo giorno partendo: «Dal battello delle 7.07 che alle 7.24 mi faceva entrare nell’ufficio del nostro centro sportivo».

Quella per la promozione dei lagunari in serie A è stata una festa straordinaria tra una parata di barche e barchini sul Canal Grande, l’approdo in Piazza San Marco per l’abbraccio con la folla e il party all’Arsenale: «Qualcosa di unico in uno scenario non replicabile in nessun dove e che ha fatto uscire tutto lo spirito e il calore dei veneziani che da fuori non si immaginerebbe: gente in acqua, persone ai balconi, altre nelle calli».

Mister Stroppa, eravate la squadra più forte in assoluto eppure siete riusciti a mettere il sigillo solo alla penultima giornata...

«La serie B si conferma un campionato infernale e che quest’anno ai vertici lo è stato ancora di più: ritmi pazzeschi. Basti pensare che con 72 punti il Palermo ha chiuso "solo" quarto. A proposito: faccio i miei complimenti al Frosinone e ad Alvini che l’estate scorsa incontrai al mare e che ancora non aveva squadra. Quanto a noi, per tanti motivi è sempre complicato ripartire dove c’è appena stata una retrocessione e dal primo giorno sulle spalle abbiamo avuto il peso della promozione diretta. L’ambiente molto coeso che ho trovato insieme alla proprietà e la presenza del diesse Antonelli sono stati fondamentali. Così come lo è stato il rapporto che io già avevo con lui dai tempi del Monza».

C’è stata una promozione più speciale di un’altra?

«Sono state tutte difficili e tutte altrettanto uniche a modo loro».

La parata di barche per la promozione del Venezia in serie A - Foto Instagram Venezia Fc
La parata di barche per la promozione del Venezia in serie A - Foto Instagram Venezia Fc

Ormai il suo soprannome ufficiale è «mister promozioni», le piace?

«Diciamo che si vive anche di questo».

E non di categorie?

«Non sono interessato. Per me l’importante è riuscire a vivere il mio lavoro e farlo col mio metodo e con coerenza. Soprattutto sono guidato dalla coerenza, nelle scelte e nel modo di fare».

Di solito gli allenatori che guidano corazzate tendono a mettere le mani avanti, a indicare altre squadre come più attrezzate o a porre l’accento su cosa manca… Lei invece da subito ha detto di avere una rosa fortissima...

«È vero e lo dicevo anche quando eravamo sesti perché c’erano le prestazioni, perché c’erano le statistiche che me lo confermavano. Qualcuno mi ha chiesto quale è stata la partita spartiacque, ma non c’è stata perché siamo stati sempre nella direzione giusta».

Ok, a lei non interessa la categoria: ma ci sarà un motivo se lei non è riconosciuto definitivamente come un tecnico da A...

«Intanto servono i direttori sportivi coraggiosi… Ma a ogni modo penso che se alleno in B va bene la B. Mi sento comunque maturo per la A e ci sarebbero da fare tante puntualizzazioni sulle mie esperienze nella massima serie. Però ribadisco: io prendo quello che mi merito».

Quali sono i suoi capisaldi?

«Insieme alla coerenza di cui ho già detto, l’identità. Ho avuto la squadra con la miglior difesa e anche col miglior attacco. Quindi direi anche ordine e organizzazione. Ecco: credo che le mie squadre siano riconoscibili anche nella propositività: dico sempre che se devo scegliere di morire nella mia area o in quella avversaria, tutta la vita in quella avversaria. Il mio rapporto con i giocatori? Cerco di portare anche il mio tratto umano: di certo io per loro mi butterei nel fuoco. Non so – ride – a parti invertite».

Quanto trova sterile il dibattito giochisti-risultatisti?

«Uhhh… Ho appena letto un’intervista di Mourinho che dice che non conosce giochisti che vogliono perdere».

Nella gestione Cellino lei è stato vicino al Brescia?

«Mi fece contattare due volte, ma non ho mai approfondito. Diciamo che a me piace allenare e voglio fare la formazione...».

Con Berlusconi a Monza la faceva?

«Sempre. Era molto interessato, mi chiamava sempre per chiedermi di questo o di quello per farsi spiegare alcune cose e poi la sera prima della partita mi chiedeva la formazione: io gliela davo e lui non diceva nulla».

Il Venezia e la festa promozione in piazza San Marco - Foto Instragram Venezia Fc
Il Venezia e la festa promozione in piazza San Marco - Foto Instragram Venezia Fc

E com’è avere una proprietà straniera come a Venezia con una presidentessa donna (Francesca Bodie, ndr) appena nominata?

«Il rapporto è di vicinanza con i soci che ogni 20 giorni a turno venivano al centro sportivo e pranzavano con noi per conoscersi».

Quindi Venezia: bella e...

«Impagabile. Per me che sono della pianura Padana poi la nebbia in Laguna è qualcosa di impareggiabile al pari della scoperta degli angoli più nascosi che ho potuto effettuare le volte in cui mi sono messo la tuta per una passeggiata o una corsetta. Poi, lo dico da privilegiato, un caffé al Florian in Piazza San Marco con sottofondo di violoncelli. E poi, i bar, i ristoranti, i cicchetti… Tutta vita e una serenità uniche che hanno inciso sul lavoro».

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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