Tomasini: «Gigi Riva fu mio testimone di nozze, l’ho visto venerdì: perdo un amico vero»

Il palazzolese era compagno di squadra di Rombo di Tuono nel Cagliari che vinse lo scudetto
Fabio Tonesi

Fabio Tonesi

Giornalista

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"Gigi Riva, uomo di principi"

In tanti hanno amato Gigi Riva, pochi possono dire di averlo vissuto a fondo. Nei suoi silenzi e nei suoi sorrisi, in gioventù e in età adulta. Fino all’ultimo.

Giuseppe Tomasini da Palazzolo sull’Oglio era tra questi. Libero di quel Cagliari che vinse lo scudetto nel 1970, con Gigi Riva ha condiviso non solo quell’impresa epica sul campo, ma anche la scelta di abbandonare per sempre le radici al Nord per fare di quell’isola magica chiamata Sardegna la propria casa. La terra dove fino a pochi giorni si incontravano per chiacchierare, ridere, parlare di calcio, fare lunghe passeggiate accompagnati dalla salsedine del Poetto.

Giuseppe Tomasini con la maglia del Cagliari
Giuseppe Tomasini con la maglia del Cagliari

Tomasini, che cosa sente in questo momento?

«Fatico ad esprimere i miei sentimenti, sono appena venuto via dall’ospedale - ci racconta in serata via telefono l’oggi 77enne ex difensore rossoblù, che a Cagliari ha per anni gestito un’area di rifornimento poi passata ad uno dei due figli, Stefano - ed i ricordi sono troppo belli. Lo conosco dal 1964, è stato mio testimone di nozze, abbiamo fatto una vita assieme. È una grande perdita».

Si dice che avevate una sorta di appuntamento fisso tra voi: quando è l’ultima volta che vi siete visti?

«Venerdì, eravamo da lui con il solito gruppetto di amici. Era tranquillo, sereno, parlava ed era pimpante. Non avremmo mai pensato a quello che è successo».

Avevate l’abitudine di fare delle lunghe passeggiate pomeridiane, di cosa parlavate?

«Soprattutto di calcio, della nostra squadra, di quello che avevamo fatto, del fatto che aveva fatto cinque Mondiali da giocatore e da capodelegazione dell’Italia. Eravamo 3-4 amici, ci si vedeva anche 2-3 volte a settimana».

Forse questo legame era scritto, in fondo avete fatto la stessa scelta di vita: partiti dal Nord, siete rimasti a Cagliari...

«E pensare che non ci volevamo venire in Sardegna. Poi ci innamorammo di questa isola».

Nel 1970 vinceste uno scudetto che ancora oggi è storico. Ma quale è il ricordo più bello?

«Calcisticamente parlando ce ne sarebbero mille. Però credo che il suo ricordo più bello sia quel gol a Torino proprio nel ’70, quando capimmo che avremmo vinto il tricolore. Ricordo il suo volto sorridente, che era anche il mio».

L’amicizia è durata però nel tempo: che tipo di persona era Gigi?

«Una persona retta. Avrebbe potuto fare quello che voleva, era nella posizione di potersi permettere qualsiasi cosa. Ma non l’ha mai fatto. Si è sempre messo a disposizione degli altri».

Che cosa rappresentava per lei?

«Un amico vero, che difficilmente dimenticherò». 

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