Brescia e Cesena, fine di un gemellaggio: come ci si è arrivati

«La Curva Nord Brescia comunica con dispiacere l’interruzione del gemellaggio con la Curva Mare di Cesena, per divergenze incolmabili tra i due direttivi sorte nell’ultimo periodo in merito ad un volantino firmato da quest’ultima». Il comunicato risale al 12 febbraio. Poche righe che seppelliscono un’amicizia tra tifoserie vecchia più di quarant’anni. Come si è arrivati a questo strappo, tutto fuorché estemporaneo? Proviamo a fare ordine.
Il volantino «incriminato»
L’antefatto ci riporta a fine agosto. Il dibattito ultrà è ancora animato dall’inchiesta «Doppia curva», che ha azzerato i vertici delle Curve Nord e Sud di Inter e Milan, con pene che sfiorano i novant’anni di carcere per sedici imputati, condannati per reati di varia natura e intrecci con la criminalità organizzata. In seguito a quell’indagine, le due società milanesi scelgono di applicare una sorta di codice etico, introducendo le cosiddette «black list»: in sostanza, elenchi di nomi «non graditi» ai quali precludere l’accesso allo stadio, anche in assenza di Daspo.
«Uno strumento fortemente repressivo, che mette in mano alla società il potere di decidere chi può entrare allo stadio e chi no». Lo definisce così la Weisschwarz Brigaden, il principale gruppo ultras del Cesena, in un volantino diffuso a inizio campionato: «Nel 2018 noi lo contestammo fermamente insieme ad altre tifoserie, che da anni portano avanti le nostre battaglie». Di qui l’affondo legato alle rimostranze delle tifoserie di Inter e Milan per le liste nere. «Piagnistei», scrivono gli ultrà cesenati: quelle stesse battaglie, rivendicano, avrebbero avuto «molto più risalto se avessero partecipato anche le tifoserie delle big, che in quel momento però erano occupate a pensare ad affari ben più redditizi».

La decisione
Questo, in sintesi, il contenuto del volantino della discordia menzionato dalla Curva Nord del Brescia. La frattura nasce dal fatto che il tifo organizzato biancazzurro sia gemellato con quello del Milan. E così la Curva bresciana entra indirettamente in questa storia. La Sud rossonera replica duramente a metà settembre, parlando di comunicato «indecente» e di «accuse infamanti e inventate». È evidente il nesso tra quel contrasto e la decisione maturata dal direttivo biancazzurro. Non è esplicitato nel laconico annuncio della Curva bresciana di qualche giorno fa, non ce n’è bisogno.
Un aspetto rilevante attiene alle tempistiche di una presa di posizione così forte. I fatti, come detto, risalgono alla fine di agosto e alle prime settimane di settembre. L’annuncio della Nord è di febbraio. Significa che tra l’inizio e la fine di questa storia sono intercorsi confronti e riflessioni approfondite, tali da ritenere inconciliabili (nella nota si parla di «divergenze incolmabili») le posizioni dei diversi gruppi.
La storia del gemellaggio

Il gemellaggio tra le Curve di Brescia e Cesena venne suggellato ufficialmente a metà degli anni ’80. Ci fu però un passaggio che contribuì a renderlo più saldo: nel 1989 il Manuzzi, lo stadio di Cesena, ospitò uno spareggio salvezza tra il Brescia e l’Empoli. Ci si giocava l’ultima fiche per non retrocedere in serie C. L’onda di bresciani che invase la Romagna (cinquemila tifosi al seguito della squadra) fu travolgente anche grazie al rinforzo di duemila cesenati.
Il Brescia salvò la pelle, e da allora le due tifoserie hanno approfittato di ogni occasione per celebrare la loro amicizia. L’untuosità accogliente dello spiedo offerto a Mompiano, il torpore infuso dal Sangiovese abbinato alla piadina quand’era il Cavalluccio a giocare il casa. Il bianco che si abbina al blu e al nero, fusi in un abbraccio festoso: sono tantissime le immagini che, spalmate su quattro decenni, hanno colorato un legame fraterno.
Nel maggio del 2023, dopo l’alluvione che mise in ginocchio la Romagna, i tifosi bresciani si mobilitarono portando a Cesena quattro bilici e venti furgoni. A bordo una cinquantina di ultrà. Anni fa, prima delle partite, i supporter si sfidavano a calcio all’Antistadio. Schegge di un passato che ora è sepolto per sempre.
Gli altri gemellaggi

I rapporti tra Curve intrecciano di continuo amicizie e, anche sulla base di queste, inimicizie. La Curva Nord del Brescia non è gemellata soltanto con quella del Milan: ha rapporti saldi anche con i gruppi organizzati di Mantova, Salernitana e Catanzaro. All’estero ha legami con il tifo del Norimberga, del quale è recentemente apparso un vessillo al Rigamonti. C’è anche un’amicizia con i francesi del Saint-Étienne, i quali hanno però connessioni più radicate con il gruppo dei «1911», che com’è noto hanno preso le distanze dal progetto Union.
È storica la rivalità con gli atalantini, le cui radici storiche tracimano dal perimetro calcistico, o con quelli veronesi. Spesso è la contiguità territoriale ad accentuare i contrasti tra gli ultrà. I gemellaggi possono nascere per le ragioni più disparate: affinità «valoriali», talvolta politiche (oggi c’è una netta prevalenza di Curve orientate a destra), per episodi specifici (nel caso di Brescia e Cesena lo spareggio dell’89 rafforzò un legame già esistente). Nella rete di rapporti della Nord, da qualche giorno, manca un tassello. E le ragioni di questa assenza offrono uno spaccato su un mondo governato da regole e codici tutti suoi.
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