Si spegne la luce e s’accende il Brescia: con l’energia ritrovata è gran colpo a Como

Gara ferma 9’ per black out. Alla ripresa i lariani restano in 10 per il rosso ad Arrigoni e Bertagnoli colpisce subito
Erica Bariselli

Erica Bariselli

Giornalista

Il Brescia festeggia dopo la vittoria contro il Como
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Il Brescia festeggia dopo la vittoria contro il Como

E luce fu. Il Brescia la riaccende - riprendendosi dal black out di Frosinone - tornando a imporsi in trasferta dopo 6 mesi (l’ultima volta fu il 16 febbraio a Crotone) e tirando un bel sospiro di sollievo. Non incassando gol. E andando intanto a sistemarsi al terzo posto, per quel che può valere alla terza giornata. Ma vale tutto ciò che è buono a chiusura di una settimana che è stata difficile. Luce e black out: che non è solo una metafora, ma è ciò che è accaduto letteralmente. Un doppio filo conduttore della serata. Con i riflettori del «Sinigaglia» che al 25’ sono andati in down e sono rimasti spenti fino al 34’. Atmosfera a dir poco surreale.

Luce e black out, che poi sono le due parole che fanno il titolo perfetto della serata del Brescia. Il quale non ha solo la faccia della vittoria, ma anche il lato B di una sofferenza a tratti indicibile, e soprattutto inspiegabile, per una buona metà del secondo tempo quando ha rischiato grossissimo. Ha rischiato di gettare alle ortiche una vittoria che era già potenzialmente già in tasca: ma era troppo importante dare una risposta di squadra e la risposta c’è stata.

Episodi a favore

Luce e black out: tra episodi a favore e sfavore. A favore: l’espulsione di Arrigoni al 44’ per un doppio giallo rimediato in un amen. Un fulmine il Brescia ad approfittarne sull’asse Galazzi (la gran bella sorpresa di serata)-Bertagnoli, messo praticamente in porta dall’ex Triestina in versione deluxe. Sono loro i match winner e anche i migliori in campo. A favore: anche la provvidenziale chiamata del Var che costringe Miele (arbitraggio amarissimo…) a revocare un rigore concesso per un’uscita di Lezzerini (che era anche stato ammonito) su Parigini (e Cistana: ci torneremo). A favore: il fatto che Miele non abbia riguardato un intervento goffo di Jallow su Gliozzi al 33’ della ripresa. Sinceri: sarebbe stato rigore. E mettiamoci un’occasione malamente sciupata da Cerri davanti alla porta.

Andrea Cistana si è infortunato nel corso di Como-Brescia - Foto NewReporter/Nicoli © www.giornaledibrescia.it
Andrea Cistana si è infortunato nel corso di Como-Brescia - Foto NewReporter/Nicoli © www.giornaledibrescia.it

Infortuni

Gli episodi a sfavore ora. A partire dal forfait di Mangraviti dopo 40’ per una botta rimediata dopo aver subito fallo da Arrigoni (ed era stato ammonito...). Fuori uno. E poi torniamo al 50’: nel corpo a corpo Lezzerini-Parigini ci è andato di mezzo Cistana con le ginocchia del compagno nel costato. In bocca al lupo ad Andrea, accompagnato in ospedale: può essere lunga. Con tanti saluti a due slot di cambi e due riferimenti importantissimi, dentro prima Jallow poi Papetti in un Brescia che pareva ridisegnato in un albero di Natale, ma che in realtà era col 4-3-3: ne usciva un quadro equilibrato con Moreo a difendere a tutta fascia, un Brescia a tratti autorevole e già sprecone che al 35’, a fine black out, aveva visto anche Ghidotti neutralizzare benissimo un colpo di testa di Bertagnoli.

Tra questa occasione e il gol del 45’, tante altre belle iniziative a fronte di un Como ad affidarsi ai lanci lunghi per Cerri. Partita solo da chiudere. E infatti nella ripresa dopo 11’ di recupero il Brescia entra in campo con il piglio di chi vuol tornare a casa presto e sazio. Ghidotti dice no ad Ayé, ma pazienza: la squadra fa girare bene palla, è padrona al palleggio, ha praterie più che spazi. Quanto può reggere il Como a tanta pressione? Però il Como, in campo col 4-3-2, ha Cerri: se un pallone più o meno per caso arriva in area, è suo. Non si sa come il Brescia perda distanze e ordine, anche la pazienza. Diventa frenetico e cala la condizione. L’occasionissima di Cerri al 20’ (mentre il Sinigaglia diventa una bolgia che al 27’ accoglie Fabregas), dopo che Clotet si gioca il terzo e ultimo slot di cambi: dentro Bianchi, Benali e Viviani per Ayé, Labojko e un Galazzi in calo. È un giocarsi il tutto per tutto puntando sull’esperienza dei nuovi. Che più di tanto però non aggiungono (però sia Benali che Viviani vanno vicini al gol): la gestione del pallone è una chimera. Viene fuori pure il cuore grande di un Bisoli quasi su una gamba sola. Luce e black out: prendiamo la luce.

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