Il Lumezzane apre la crisi del più brutto Brescia della stagione

Come con l’Ospitaletto, ma peggio. Come l’Ospitaletto, ma meglio. Un’inguardabile, imbarazzante, irriconoscibile Union Brescia è finito travolto da un autorevole, frizzante e qualitativo Lumezzane che ha completato l’opera che era stata invece lasciata a metà meno di un mese fa dagli orange franciacortini. Chi vince – peraltro con merito e anzi con un 1-0 che sta anche piuttosto stretto – festeggia. Chi perde non spiega, ma solo perché non lo sa spiegare nemmeno a se stesso: sbigottimento e sconcerto hanno accompagnato il durante e il dopo partita del Brescia.
Il tecnico

E potrebbero esserci strascichi con addebito diretto sul conto dell’allenatore Aimo Diana. Confuso e infelice, al pari dei suoi giocatori: un banda, ieri, senza capo né coda. E senza personalità. Un flop senza pari in questa stagione con la scioglievolezza di Balestrero e compagni messa ben in evidenza dalla spavalderia di una brigata rossoblù infusa di spensieratezza e coraggio, forte del suo percorso da sette risultati (ora otto) utili di fila, che ha avuto un pregio su tutti (e tanti, nonostante assenze pesanti): quello di saper fiutare da subito la debolezza del Brescia e di non aver paura di provare ad affondare il colpo.
L’analisi
I terribili ragazzi di Troise hanno surclassato quelli di Diana sul piano dell’energia, del gioco, della lucidità e di un’organizzazione che non ha pagato dazio nemmeno dopo i cambi: il Lume – padrone assoluto di un centrocampo (chiave) nel quale il 34enne Paghera, sostenuto dagli ottimi Rolando e Rocca, ha chiuso la gara sigaretta in bocca – è sempre rimasto ancorato al suo copione e alle sue idee. Rischiando il minimo sindacale e, per contro, accarezzando pure l’idea di dilagare se non ci fosse stato un salvataggio sulla linea di Rizzo e se Gori non avesse fatto un paio di interventi scottanti.
Certo, un Lume dominante che s’è preso lo scalpo di lusso – attestandosi a quota 20, a un passo dai play off – capitalizzando un rigore guadagnato da Iori che s’è bevuto Pasini come un bicchier d’acqua e trasformato dallo stesso (Gori ha solo intuito) al 28’, s’è visto il pareggio del pur sbandato Brescia a tanto così. È accaduto in avvio ripresa, quando attraverso l’Fvs l’arbitro Gandino ha assegnato un penalty (trattenuta su Balestrero) alla squadra di casa. Sul dischetto è andato Di Molfetta che ha tirato forte, ma centrale su Drago e che poi non s’è fatto trovare reattivo sulla respinta. E qui, ecco uno dei tanti dubbi di giornata: perché a battere dagli undici metri è andato un Di Molfetta che già appariva particolarmente non in giornata? D’accordo, il rigorista è lui, ma lì accanto, pronto col pallone in mano c’era un Vido che al contrario è in crescita e che era entrato bene. Anche Vido, o un altro, avrebbe potuto sbagliare, ma far calciare Di Molfetta è stato forse un errore ancor prima… dell’errore.
L’assetto
Il pari in quella circostanza, in un raro momento di aggressività del Brescia, reso più offensivo dai cambi (poi ci qrrivamo) di Diana, avrebbe forse potuto riscrivere la storia di una partita che, vista da sponda biancoblù, è nata male ed è finita peggio. Col «sigillo» dell’espulsione, a ridosso del 90’, di De Maria che era in campo solo da inizio secondo tempo. La doppia sbandata «gialla» dell’esterno, così come l’ammonizione sciocca presa da Mercati dopo soli 8’ oppure la svirgolata da quasi autorete di Gori su cross di Paghera in avvio oppure ancora le imbambolate di Pasini di fronte a Iori, sono state sintomatiche di poca serenità trasmessa dalla squadra.
Proposta da Diana in avvio con un cambio d’assetto, secondo un 4-3-3, che tuttavia anziché sorprendere il Lumezzane, ha finito per sorprendere il Brescia stesso. Che non ci si è ritrovato. E che dunque Diana già dopo 20’ ha riportato al 3-5-2, ma con Rizzo che era partito terzino alzato da quinto. La squadra, ugualmente non s’è ritrovata in niente, ma al di là delle scelte tattiche opinabili dell’allenatore, a rimanere impresso è stato il vuoto d’animo. Che fa sorgere, o meglio ripropone, un dubbio che non se n’era mai andato: quello relativo alla fatica di alcuni giocatori a reggere il carico di pressioni. Impressionante, a ogni modo, la compostezza di un Lumezzane capace di chiudere sistematicamente tutte le linee di passaggio e di portare avanti un piano partita anche di foga e impeto con Iori a sfiorare il bis ancora in chiusura di prima frazione.
In crisi
Dal chiuso dello spogliatoio, Diana riemerge col doppio cambio Mercati-Vido e Sorensen-De Maria. Ne esce il tentativo di forcing di cui sopra e l’episodio clou del rigore sbagliato. Che è risultato come l’equivalente di un pugno preso in faccia. Non a caso, ancora con Iori e poi con Rolando, il Lumezzane è andato di nuovo vicino al raddoppio. Mentre il Brescia se ne tornava invece nuovamente in balìa di se stesso ancor prima che del Lumezzane smart e a benzina man mano sempre più verde, ma ugualmente performante e in grado di mettere in difficoltà Gori in un paio di circostanze (in una di queste gli ha dato una mano Rizzo con salvataggio sulla linea).
E il Brescia? Con la forza della disperazione, s’è costruito un’occasione grande con Valente: palla altissima da pochi metri. Poi ci ha provato pure un commovente Cazzadori sul quale s’è disteso Drago. Nel recupero i tecnici si sono giocati una card a testa per richiedere un rigore: se un dubbio c’è, è per un fallo di mano di Gallea (difensore 2005 molto interessante) in caduta. Ma è un dubbietto. Le certezze sono un Lume che brilla e scintilla e un Brescia in crisi, senza alibi e con solo colpe. Di tutti.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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