Scaloni: dal freddo del Rigamonti alla Coppa più prestigiosa

Il ct dell’Argentina ha un passato in Italia con Lazio e Atalanta. E nel febbraio 2011 proprio con i biancocelesti battè 2-0 il Brescia
13 febbraio 2011: Brescia-Lazio, Scaloni affronta il biancazzurro Kone - © www.giornaledibrescia.it
13 febbraio 2011: Brescia-Lazio, Scaloni affronta il biancazzurro Kone - © www.giornaledibrescia.it

C’è tanto di Lionel Scaloni, ct dell’Argentina, nella vittoria del Mondiale. Ex difensore, classe 1978, è arrivato sulla panchina a 40 anni nell’agosto 2018 facendo storcere il naso a tanti. Troppo giovane da una parte, poco vincente dall’altra.

Insomma, scetticismo più che convinzione che potesse davvero fare bene. E invece... E invece ha portato l’Argentina sul tetto del mondo come Bilardo nell’86 e permesso a Leo Messi di esprimersi al meglio, da leader, facendolo arrivare dove mai era stato: sul tetto del mondo. Ha anche un passato in Italia Scaloni: dal 2008 al 2013 alla Lazio, quindi due stagioni all’Atalanta. Non un protagonista nel senso stretto del termine, 55 presenze e un gol in maglia biancoleste.

Ma il 13 febbraio 2011 è in campo nel freddo del Rigamonti per affrontare il Brescia: la Lazio si impone 2-0 e lo fa per «manifesta superiorità», lui gioca una partita da 6 in pagella. Quasi dodici anni dopo, è campione del mondo. E c’è tanto di suo nella vittoria del Mondiale.

«Dopo parecchie critiche, ora godiamoci finalmente il trionfo - ha detto a fine partita- perché è giusto festeggiare. È tutto merito dei miei ragazzi, sono stati un gruppo incredibile. Ancora non me ne rendo conto, è troppo bello essere campioni del mondo. Però non può essere che abbiamo sofferto così tanto, ma questa squadra è fatta per soffrire ed è capace di reagire a ogni cosa. Sono emozionato, e orgoglioso di ognuno dei miei calciatori.

Spero che da lassù Diego (Maradona, ndr) si sia divertito». E Scaloni sa quanta pressione ha avuto addosso. «La gente si aspettava moltissimo da noi e adesso può davvero fare festa. Non c’è orgoglio maggiore che giocare per il tuo Paese. Messi? Quello che trasmette ai suoi compagni è incredibile, non ho mai visto una persona così influente».

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