Calcio

Per ricostruirsi il Brescia punta tutto sulle grandi motivazioni di Maran

Per il tecnico trentino firma su un contratto fino a giugno e rinnovo in caso di salvezza: oggi l’annuncio
Maran quando allenava il Brescia quasi vent'anni fa - © www.giornaledibrescia.it
Maran quando allenava il Brescia quasi vent'anni fa - © www.giornaledibrescia.it
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Quando pensavamo di aver visto tutto, non era così. Il Brescia, tutto, è riuscito ad alzare ulteriormente l’asticella del peggio e ad abbassare una volta di più il livello. Fa ancora male ripensare alla partita contro la Cremonese. A come ci si è arrivati, a come si è svolta, a quello che è stato il dopo. Non si può allora che auspicare che si sia trattato dell’ultimo rigurgito della passata stagione. E che ora non si possa che ripartire. O addirittura, iniziare a ricostruire. Perché quel che resta a livello di sensazioni è che tocchi ricominciare da zero: l’onere, se lo prende in carico, come da nostre anticipazioni tutte confermate, Rolando Maran.

Il quale ha firmato (oggi l’annuncio per effettuare il quale occorre attendere che il tecnico sia anche formalmente libero dal suo rapporto col Pisa) un contratto fino a giugno con opzione di rinnovo automatico in caso di salvezza. Che torna a essere obiettivo prioritario anche se nel contratto del tecnico trentino, ma desenzanere di adozione, sono previsti bonus per obiettivi superiori.

Ma prima bisogna pensare a come mettere mano a una situazione di malus. Un campionato iniziato ad handicap e in rincorsa, è infatti ora ancora più a handicap. Perché gira e rigira, ci si è - alla buon’ora - resi conto che se prima non rimuovi le macerie dal suolo, non puoi mai ripartire. E in questo eravamo stati dei buoni...cattivi profeti quando ci auguravamo una rivoluzione totale e un massiccio ricambio d’aria. O quando osservavamo che se si fosse mantenuta l’ossatura di una squadra retrocessa allora sarebbe stato opportuno cambiare l’allenatore e che se invece si fosse mantenuto lo stesso allenatore, allora si sarebbe dovuta rivoltare la squadra.

Il percorso

E invece tutto è rimasto immutato e ci domandavamo come sarebbe stato possibile cambiare il risultato senza modificare i fattori. Però poi c’era stata una partenza sprint a sconfessare tutti i ragionamenti/retro pensieri/perplessità e dubbi estivi. Niente di trascendentale, ma arrivavano i risultati. E arrivando i risultati allora sarebbe stato più facile lavorare su una identità. Invece, ai primi venti di difficoltà, il tappeto si è alzato e la polvere da là sotto è uscita. È uscita l’inesperienza dell’allenatore, sono tornati a galla i limiti anche di personalità dei singoli.

Ed è emersa quella che è ancora la debolezza di Massimo Cellino che ha di nuovo sbagliato le prime macro mosse strategiche della stagione: ha sbagliato la riconferma dell’allenatore, ha sbagliato la gestione di un esonero che stavolta nella sua essenza sarebbe stato persino condiviso. Ma il non avere un nome pronto per il poi, ha esposto di nuovo il Brescia alla tempesta e avviato la squadra al patibolo contro la Cremonese. In tre giorni, giù fragilissimi equilibri poggiati su fragilissime illusioni, hanno nuovamente fatto implodere l’ambiente e fatto esplodere la contestazione con scene d’antan quali quelle di un colloquio - all’interno del perimetro dello stadio - squadra-tifosi. E da qui, è ora necessario pensare che si debba ripartire.

E la lezione è stata imparata. «Basta scommesse, serve un allenatore fatto»: e per una volta il pensiero della piazza è tornato a coincidere con quello di Massimo Cellino. Alla fine di un giro immenso di contatti e sondaggi nel parco allenatori papabili, dopo aver incassato svariati no che è giusto non tacere perché è giusto prendere atto che Brescia ora non è più considerata piazza premium, Cellino ha «acceso» il nome di Rolando Maran. Che non è una prima scelta col tecnico che conosce benissimo il percorso che è stato fatto prima di arrivare a lui.

Che era stato tra i primissimi contattati nel dopo Palermo, che aveva dato subito un’ apertura, ma al quale era poi stato fatto sapere che prima sarebbero state battute altre strade. In fondo alle quali il club per un motivo o per l’altro non è riuscito ad arrivare tornando sul profilo - condiviso da Cellino e Castagnini - di Maran che aveva comunque colpito per l’entusiasmo dimostrato e la non paura di accettare una sfida che presenta molte incognite, tante difficoltà e il grosso punto di domanda - ormai deterrente per i più - del rapporto con Cellino.

Ma più di tutto questo, Maran – che domani guiderà la prima seduta - vede una opportunità. Ha grossissime motivazioni perché cerca rilancio personale e perché vede nel Brescia una sorta di segno del destino perché un potenziale «dentro o fuori» per la sua carriera può giocarselo proprio nella piazza che fu costretto a lasciare in modo brutale. Chi vivrà, vedrà: ma non possono più essere accettati pomeriggi umilianti come quello di domenica. 

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