Calcio

Pasini, bresciano con orgoglio ma nemico di una notte con la sua FeralpiSalò

Il presidente e la prima volta di un club di provincia in serie B al Rigamonti: il sogno che diventa realtà
Il presidente Giuseppe Pasini - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Il presidente Giuseppe Pasini - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
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È un momento storico per il calcio bresciano, per questo domani la FeralpiSalò si presenterà al Rigamonti con l’abito della festa. Poi, però, indosserà la divisa da battaglia, perché il suo presidente Giuseppe Pasini da un lato è ben consapevole della diversità che esiste tra la realtà del capoluogo e quella dei salodiani, ma dall’altro non può nascondere (né vuole farlo) l’orgoglio per essere il primo numero uno di un club della provincia (ed il pensiero corre ai tentativi, infruttuosi e sfortunati, del Lumezzane di Aldo Bonomi) a presentarsi con la sua squadra al Rigamonti da avversario in una partita di campionato.

Stadio

Pasini, ne siamo certi, ha questa sfida nel mirino dall’8 aprile, giorno dell’aritmetica promozione in B dei suoi, e l’ambiente FeralpiSalò è consapevole che oltre al valore oggettivo del match, tre punti che in classifica vorrebbero dire molto, l’aspetto dell’immagine non è banale. La mancata concessione al club verdeblù del Rigamonti per le sue gare interne ha poi messo anche tanto sale su questa partita, perché Pasini non ha mai nascosto la sua brescianità, anzi la porta ovunque con fierezza, ed il «no» ricevuto dal club cittadino è impossibile da digerire, un rifiuto che non appartiene alle sue logiche, al suo modo di fare e vivere il calcio.

I mesi intercorsi fra il «gran rifiuto» e la sfida alle porte non hanno cambiato il pensiero del presidente salodiano, che ieri in tarda mattinata ha lasciato gli uffici di Lonato per andare al Turina, assistere a parte dell’allenamento per poi pranzare con lo staff e la squadra. Una parola per tutti, un segnale evidente dell’importanza che il club dà al match di domani, perché ci sono la voglia di dimostrare di essere all’altezza della categoria ed anche quella di far capire a chi sta di fronte, in tribuna o solo davanti alla televisione che con la forza delle idee nessun traguardo è irraggiungibile. Anche dalla «piccola» FeralpiSalò. Come lo è stata la promozione in B, come potrebbe esserlo l’eventuale salvezza.

Differenze

Già, le idee. Dopo i primi anni di ambientamento in C, Pasini ha cercato a far fare al suo club il salto di qualità. Prima con le classiche logiche in un club calcistico, poi con le stesse che quotidianamente mette in atto in ambito aziendale, strade innovative per il calcio, come puntare in alto dando seriamente grande fiducia ai ragazzi. In campo e dietro la scrivania, dove siede il direttore sportivo più giovane del calcio professionistico italiano.

Un modo di essere presidente che gli ha attirato anche tante critiche. Inaudite, quando il suo club (primo tra i professionisti e per questo premiato anche dal Coni; una strada seguita poi da tanti altri) ha creato una squadra per i disabili cognitivi. Pesanti, quando i tifosi del Brescia prima gli hanno rimproverato il mancato intervento al capezzale del club cittadino, quindi i rapporti stretti con l’Atalanta, peraltro nati pensando che «da chi fa le cose per bene c’è sempre e solo da imparare».

«Siamo consapevoli che il nostro modo di lavorare può dare fastidio a qualcuno», ha detto Giuseppe Pasini presentando il libro che nasce da quanto il club ha fatto a Palermo nei giorni del trentesimo anniversario delle stragi. Ma, amato a Palermo e non vicino casa, Pasini va avanti per la sua strada che domani sera incrocerà quella del Brescia. Un momento ricco di pathos, per una volta non circoscritto ai novanta minuti del match.

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