Calcio

Addio a «Ciapina» Ferrario, allenò anche il Brescia di Corioni in serie A

Il presidente lo volle al posto di Materazzi, nella prima gara con la sua guida le rondinelle vinsero e in gol andò pure Pirlo: venne esonerato a quattro giornate dalla fine e arrivò poi la retrocessione in B
Addio a Paolo Ferrario, tecnico tra le altre squadre anche del Brescia -  © www.giornaledibrescia.it
Addio a Paolo Ferrario, tecnico tra le altre squadre anche del Brescia - © www.giornaledibrescia.it
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Se n’è andato in silenzio il 20 gennaio scorso, vicino a sé i familiari più stretti. Paolo Ferrario, per tutti «Ciapina» è scomparso all’età di 84 anni. Si è spento a Cesenatico, dove aveva deciso di fermarsi dopo aver girato l’Italia come giocatore prima e allenatore poi.

La notizia si è saputa come accade ormai più nei paesi che nelle città, attraverso il manifesto funerario della famiglia a «tumulazione avvenuta». «Ne danno il triste annuncio i figli Raffaele, Niki e Renzo, la nuora Greta, unitamente ai parenti tutti. Il caro Paolo riposa nel cimitero di Cesenatico». Il tutto con una foto di Ferrario che lo ritrae in panchina, forse la sua vera casa, quella in cui ha passato anni e anni della sua vita.

La vita

Nato l’1 marzo del 1942 a Milano, cresce con la passione del calcio e dei cavalli, affascinato da ragazzino tanto dal San Siro stadio quanto dal San Siro ippodromo. Entrato nel settore giovanile del Milan, esordisce in serie A in rossonero nel 1959. E in mezzo a tanti campioni lui cerca di farsi notare come rapinatore d’aria di rigore. Anche per quello deve il suo soprannome a Ugo Ciappina, uno che nel Milanese le rapine le faceva veramente. Tocca a Giovanni Trapattoni affibiarglielo, ma con una “p” sola, come d’obbligo nel dialetto milanese.

Gioca in diverse squadre, allena in altrettante e nel Bresciano trova un estimatore in Gino Corioni. Non a caso per due volte si siede sulla panchina dell’Ospitaletto, ottenendo anche una promozione in serie C1, prima di approdare a Brescia.

La grande occasione

Con le rondinelle in serie A, stagione 97-98, è alla guida della Primavera, ma Corioni non è affatto convinto di quanto sta facendo Materazzi. Così dopo una sconfitta a Bari a fine novembre lo caccia e in panchina ci mette proprio Ciapina, che la A l’aveva vissuta solo da calciatore.

L’esordio al Rigamonti il 7 dicembre è da applausi: 3-1 all’Empoli e in gol ci va Pirlo, giovanissimo per il quale Corioni stravede (facile oggi dire che avesse ragione allora…).

Ferrario inanella risultati altalenanti: pareggia in casa con la Roma prendendo gol nel recupero, viene travolto in casa dalla Fiorentina 3-1, ma stravince 3-0 al San Paolo contro il Napoli. Pareggia in casa con Juventus e Milan, fatale però è il 5-0 all’Olimpico con la Roma.

Mancano quattro gare alla fine del campionato, il Brescia ha un piede in B, la mossa della disperazione di Corioni è di mettere in panchina al posto di Ferrario la coppia Salvi-Bacconi. Niente da fare, è retrocessione. Ciapina saluta con uno score di 4 vittorie, 7 pareggi e 10 sconfitte in 21 gare. Ma soprattutto saluta quasi in disparte, senza dare nell’occhio. Come ha deciso di fare il 20 gennaio circondato solo dai parenti.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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