Milan, il sogno di Calabria e quella promessa un anno fa ad Adro

«La semifinale è un sogno, ma ora vogliamo giocare tutte e tre le partite rimaste. Alzare la coppa da capitano? L’obiettivo è quello». Facile dirlo nella «pancia» dello stadio Maradona, poco dopo aver eliminato il Napoli nei quarti di Champions League qualificando il Milan alle semifinali dopo sedici lunghi anni. Ma quel sogno, quella convinzione, Davide Calabria li aveva anche undici mesi fa nella sua Adro.
Era il 25 maggio del 2022 e forse anche allora era facile parlare, perché le vene del capitano rossonero erano inebriate dai festeggiamenti per il diciannovesimo scudetto del Diavolo conquistato solo tre giorni prima. Calabria, che ha lasciato la Franciacorta a 11 anni per iniziare la sua incredibile trafila rossonera dalle giovanili alla prima squadra, non ha mai staccato il cordone ombelicale con il paese natìo - peraltro un feudo rossonero con ben due club in un comune di circa 7.000 anime -, accettò di buon grado l’invito di andare al campo Comunale durante un torneo giovanile. Tra gli applausi dei tanti ragazzini e dei genitori, i cinque del terzino ai calciatori in erba, l’ingolosito pubblico di fede rossonera chiedeva di andare oltre il tricolore per rispolverare il Dna europeo.
«I tifosi fanno bene a chiedere la Champions - sorrise Calabria in un’intervista - perché siamo il Milan. L’asticella l’abbiamo già alzata noi da soli: quest’anno (riferendosi al 2022, ndr) l’obiettivo era un altro, ma noi volevamo vincere perché potevamo farlo e l’abbiamo dimostrato. È un punto di partenza».
Non si sa se la semifinale sarà il punto d’arrivo in Champions, di certo Calabria ci è arrivato da protagonista. Un po’ nascosto, come nel suo stile, ma in maniera fondamentale nel quarto con il Napoli, diventando per lo spauracchio Kvaratskhelia ciò che la kryptonite rappresentava per Superman. In 180 di sfida agli azzurri Calabria ci ha messo corsa, determinazione, tanta intelligenza tattica per arginare il georgiano. Qualità sue che - da bravo capitano - rispecchiano quelle di tutta la squadra. «Sono orgoglioso per come abbiamo interpretato queste due gare. Abbiamo corso l’uno per l'altro, dimostrando grande spirito di sacrificio. Quando fai queste prestazioni, la vittoria non arriva per caso».
Avanti così: chissà che quelle parole di undici mesi fa ad Adro non diventino una profezia.
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