Periodo di warm up, si scaldano i motori. È tempo di sorrisi anche se l’altra faccia del calcio, specie nella terza divisione del professionismo, la vita è perlopiù dura. Pochi ricavi, difficoltà crescenti perché come sempre lo sport, soprattutto il calcio, è lo specchio di ciò che ci circonda: c’è chi è sempre più ricco, c’è chi è sempre più povero. In mezzo, un’ampia zona grigia nella quale troppo spesso continuano a trovare spazio avventurieri che s’approfittano della disperazione di piazze e presidenti per poi lasciare solo macerie. Questa è (stata) l’ennesima estate trascorsa tra un ricorso e l’altro e l’attesa di penalizzazioni assortite. Dalla passata stagione a questa sono evaporate tre società e c’è chi inizierà questo campionato con pesanti «-» in classifica.
La situazione
Ma, in attesa di promesse di riforme – dall’alto – che non vengono mantenute con la palla che si sposta sempre un po’ più là, si va avanti. Sarebbe già qualcosa se si riuscisse a sostenere e proteggere coloro che hanno ancora cuore e voglia di fare le cose per bene, con serietà. E da questo punto di vista, le espressioni bresciane di serie C - ora tre - rappresentano una specie di oasi. Da preservare. Niente frizzi e niente lazzi. A prescindere da chi ha più o meno possibilità di spesa tra Brescia (con Giuseppe Pasini e la sua compagine societaria), Lumezzane (con Lodovico Camozzi capofila di un progetto collettivo) e Ospitaletto (con i presidenti Giuseppe Taini e Sandro Musso). La serietà di cui sopra si misura non dalla capienza dei portafogli, ma dall’investire in maniera tale da mettersi al riparo da qualsiasi evenienza, dal poter reggere a qualsiasi urto restando in piedi e diventando riferimenti solidi e certi seguendo piani economici all’euro.




