La storia di Brixia Valtenesi, la prima squadra di calcio in carrozzina

Non parla, grida Chiara Mastella, altro non puoi fare quando vedi un bambino colpito da una malattia rara che paralizza i muscoli respiratori e degli arti inferiori e fino a poco tempo fa portava alla morte. Si chiama Sma (atrofia muscolare spinale) e da anni questa instancabile guerriera la combatte non solo come fisioterapista del Policlinico di Milano, perché ha spostato la battaglia anche fuori dagli ambienti ospedalieri per far sentire i suoi piccoli pazienti uguali a tutti gli altri. E così ha creato la prima squadra in Italia di calcio in carrozzina composta tutta da bambini, l’ha formata nella provincia di Brescia, si chiama Asd Brixia Valtenesi, ha sede a Manerba anche se, per ora, non ha ancora avversari da affrontare.
«Non mi interessano gli sviluppi agonistici, importante è aver avviato l’iniziativa - spiega Mastella - . Voglio solo strappare dalle loro case i ragazzi e i loro genitori, spesso schiacciati da un fardello troppo grande da sopportare». Uno di loro si chiama Alberto Perini e ha conosciuto Chiara in circostanze tragiche dopo aver perso la propria figlia a soli sei mesi. «L’incontro con la dottoressa Mastella - ricorda - per me e mia moglie è stato determinante per uscire dal tunnel in cui eravamo entrati. Ci ha fatto conoscere genitori che avevano sopportato il nostro stesso calvario e col loro aiuto abbiamo ritrovato la serenità. Ora facciamo altrettanto con quelli che perdono un figlio a causa della Sma».
L'allenatore
Quando Chiara gli ha chiesto a chi affidare la squadra, Alberto l’ha indirizzata a Davide Franchi, insegnante di scienze motorie, originario di Moniga, allenatore di scuola calcio nella Valtenesi. «Ho assistito a un allenamento dei ragazzi – spiega Davide – e qui ho conosciuto Chiara: il suo entusiasmo è talmente travolgente che è stato impossibile dirle no». Franchi, poi, ci ha messo molto del suo, formando un gruppo solidale, arricchito dal sostegno di collaboratori e volontari. «Mi comporto come con i ragazzi del nostro settore giovanile, per me non c’è alcuna differenza. Gli allievi vanno sostenuti ma anche corretti quando sbagliano un gesto tecnico. E così che si forma una squadra». Che, anche se non è ancora scesa in campo, ha già conquistato tanti tifosi. Quando il comune di Puegnago ha concesso lo scorso fine settimana la palestra per un evento dedicato alla disciplina, tutta la comunità si è stretta attorno a questi meravigliosi ragazzi.
Come si gioca
Più noto a livello internazionale come powerchair football, questo sport paralimpico si gioca con carrozzine elettriche che possono costare anche 15 mila euro. I bambini della Valtenesi Brixia invece si siedono su quelle che – con grande perizia – utilizzano nella vita quotidiana e sanno far andar veloci come fossero go kart. Nella parte anteriore di ognuna di essa c’è una paratia, adattata alle singole esigenze dell’atleta, realizzata da un tecnico ortopedico. Serve per spingere la palla, passarla a un compagno o concludere verso la porta avversaria, che negli allenamenti è delimitata da due cinesini, come si faceva una volta in strada con i libri di scuola a fare da pali.
I piccoli si divertono tantissimo con Davide Franchi che fa anche da arbitro e qualche volta interrompe il gioco per dare consigli tecnici o tattici. Dall’alto della tribuna veglia Chiara Mastella, cui non sfugge nulla. Vuole che la palestra si trasformi in una sorta di finestra sul mondo cui tutti devono affacciarsi: anche sorelline e fratellini dei piccoli atleti, perché nessuno si senta escluso e ognuno dia il suo contributo. E se uno dei due portieri è poco impegnato impone che il gioco si sposti dalla sua parte del campo. «Ogni bambino ha una sua storia – ripete spesso – e bisogna farlo sentire parte attiva della società in cui vive».
Intanto i papà e le mamme organizzano la pausa pranzo secondi gli orari fissati dal programma, c’è chi arriva da oltre provincia e – se necessario – viene accolto da famiglie della zona. C’è anche una mamma venuta dall’Ucraina. «Ho portato la mia piccola in Italia nella speranza che guarisse. Ha trovato molto di più: comprensione e amore».
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