Cosa unisce un marmista e il miglior allenatore del mondo, reduce dal triplice inanellamento di Premier Leaugue-Fa Cup-Champions League? La normalità. Non c’è nessun grado di separazione tra un Andrea Sussi, ieri terzino oggi professione marmista, e Pep Guardiola, ieri un grandissimo e oggi un grandissimo.
Che un attimo dopo essersi issato sul tetto d’Europa ha espresso un desiderio e poi se l’è realizzato: tornare a Brescia come non gli capitava da prima della pandemia e incontrare alcuni degli ex compagni di una squadra e di una esperienza, quella con le rondinelle che è stata «unica perché ho scoperto una dimensione per me sconosciuta e il valore dell’umiltà: si vinceva poco, ma quando si vinceva si godeva» come Guardiola aveva avuto modo di dire nel docu-film dedicato a Carlo Mazzone.




