Juric, l’organizzazione meglio delle individualità

La doverosa premessa è che non basta una partita, e non basterà mai, per tranciare giudizi. Men che mai definitivi. Venerdì ho visto Juventus-Torino all’Allianz. Da spettatore, quindi nella condizione migliore per osservare anche i dettagli. Il primo. Allegri non sta mai nella sua area tecnica, spesso va oltre il quarto uomo e un paio di volte l’ho visto in campo. Segnale di insoddisfazione evidentissimo. Come lo è il suo modo di caracollare verso la panchina e di rivolgersi al suo vice, Landucci, che pare il destinatario di ogni strale. Il secondo. Il Toro gioca di squadra, la Juve gioca di momenti. Non penso che Lukic, Mandragora, Pobega e Vojvoda troverebbero posto nel centrocampo titolare della Juventus. Penso invece che abbiano stravinto il confronto diretto con i loro dirimpettai zebrati. Il motivo? Organizzazione.
La sfida tra Allegri e Juric
Quella che il Torino ha, grazie ad un grande allenatore come Juric, e quella che la Juventus non ha. Anche se ha un grande allenatore come Allegri. Che non è inferiore a Juric, ma ha concetti di gioco diversi. Apparsi evidenti venerdì. Non sono tra coloro che pensano che a calcio si debba per forza giocare «bene» (tra virgolette perché è uno dei concetti più astratti e soggettivi che esistano), non è circo, non è esibizione. Dopo la partita il tifoso va a casa, o spegne la tv, felice se la squadra ha vinto. In qualunque modo. Se ha giocato «bene», tanto meglio, ma il primo parametro è la vittoria. Che si può ottenere in molti modi. Juric ha scelto di migliorare le singole difficoltà attraverso la creazione di un sistema che nasconde le lacune individuali ed esalta, non sempre ma venerdì sì, il prodotto. Allegri, che aveva anche molte assenze, ha invece deciso di lasciare Vlahovic da solo allo scontro con Bremer. Ha fatto come Doug Collins con i Bulls prima dell’arrivo di Phil Jackson. Il suo mantra era: «palla a Jordan e gli altri si scansino».
Vista Champions
Peccato per Allegri che il teorema: «palla a Vlahovic e ci pensa lui» si sia schiantato contro il miglior Bremer della stagione. Il giudizio non deve essere definitivo, ma basta ascoltare qualche conversazione tra sostenitori bianconeri per captare una montante insoddisfazione per quel che vedono. Il tifoso maturo non si accontenta di striminziti 1-0 conquistati difendendosi. Mourinho passò per genio quando mise Eto’o in terzino in trasferta con il Chelsea. Funzionò. Come molte volte ha funzionato, quest’anno, per la Juventus di Allegri. Il quale non cambierà impostazione da qui alla fine della stagione, a maggior ragione ora che arriva la Champions, il torneo «di momento» che la filosofia di Allegri può incontrare con maggiori chance di successo: non a caso nel suo palmarés ci sono due finali...
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