Il tifo, passione più forte anche dei soldi

Che il calcio sia soprattutto uno sport per tifosi e non per appassionati lo testimonia, ulteriormente, un fatto a parer mio clamoroso. Fiorentina-Juventus di Coppa Italia è stata più vista in tv rispetto a Liverpool-Inter (Champions League). Stesso canale, tre punti di share in più per la Coppa Italia. Che sta alla Champions League come io sto a Jacobs sui 100 metri.
Si dirà che il motivo è dato dal fatto che la Juventus è la squadra con il maggior numero di tifosi. Sbagliato. Perché il derby di Milano, sempre Coppa Italia, ha fatto ancora di più superando i 6 milioni di audience complessiva. Un dato che fa e farà ulteriormente, si spera, riflettere tutti coloro che a vario titolo investono nel sistema calcio. Il principale motivo che mette la gente davanti alla tv è il tifo. A favore o contro.
Nemmeno è il caso di soffermarsi sugli spettatori negli stadi. La quota di persone che si avvicina alla visione, dal vivo o dal salotto, per osservare uno spettacolo senza averne coinvolgimento emotivo è una fetta sempre più ridotta. Quasi insignificante. Il tifo, dunque. Che come la medicina insegna è innanzitutto una malattia. Tipo quella che ha improvvisamente assalito il signor (la «s» è rigorosamente e doverosamente minuscola) Nasser Ghanim Tubir Al-Khelaifi, presidentissimo del Paris Saint-Germain e dell’Eca (European Club Association, il gruppo delle più importanti società calcistiche europee).
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Ma soprattutto è il presidente del fondo Qatar Investment Authority, un contenitore d’investimenti con cifre spaventose. Insomma, uno di un certo standing. Ebbene, mercoledì sera l’abbiamo visto fare quello che qualunque tifoso con sciarpa e birretta in mano sogna: ha abbandonato la sua poltrona ed è corso verso lo spogliatoio dell’arbitro prendendo a calci e pugni la porta. Urlando frasi irripetibili.
Una scena penosa, naturalmente, ma che ci riporta ad una dimensione umana di questi pupazzi impomatati che fingono aplomb e belle maniere e che invece hanno dentro di loro il germe della malattia del peggior tifo. Con l’aggravante che questo signore butta fiumi di denaro per gonfiare i conti correnti di giocatori che andrebbero alle sue dipendenze anche per molto meno. Sarebbe bello vedere l’espressione del contabile che compila la busta paga di Mauro Icardi, quasi mai in campo... Al-Khelaifi è uno che ha reso ancor più ricchi molto giocatori insieme ai loro procuratori.
Bisogna aver rispetto di chi mette soldi nel calcio. Un po' meno per chi li butta via. Perché nonostante questi ricconi sconsiderati stiano facendo, senza volerlo, di tutto per distruggere il calcio ci sarà sempre qualcuno che avrà ancora voglia di vederlo e giocarlo.
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