Calcio

Il Consiglio di Stato: «La Reggina era obbligata a pagare nei termini originari»

Nelle 22 pagine di sentenza i giudici hanno sposato la tesi del Brescia e della Figc
La sede del Consiglio di Stato - Foto © www.giornaledibrescia.it
La sede del Consiglio di Stato - Foto © www.giornaledibrescia.it
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Il nodo della sentenza è in un passaggio delle 22 pagine depositate ieri. «Alla data del 20 giugno, non essendovi alcuna sentenza definitiva di omologazione del piano di ristrutturazione del debito, non era attuale l’impegno di pagamento in misura ridotta, il cui termine decorreva dalla sentenza definitiva, e pertanto era ancora sussistente l’obbligo di pagamento dei debiti tributari e previdenziali secondo la misura e le scadenze originarie». Su questa base il Consiglio di Stato ha rigettato il ricorso della Reggina e spalancato le porte della Serie B al Brescia.

Per i giudici «il Tribunale fallimentare non ha alcuna giurisdizione in materia sportiva e pertanto la decisione di omologazione dell’accordo di ristrutturazione dei debiti e di transazioni su debiti tributari e previdenziali adottata nella specie dal Tribunale fallimentare di Reggio Calabria è intrinsecamente inidonea a sortire per forza propria effetti di modifica del termine fissato dal manuale delle licenze per la prova degli adempimenti in materia fiscale e previdenziale».

Poi l’ulteriore specifica: «Un diverso termine fissato da un provvedimento di omologazione può acquisire rilevanza per l’ordinamento sportivo solo se e nei limiti in cui lo stabilisca l’ordinamento sportivo: e nel caso di specie l’ordinamento sportivo ha posto precise condizioni, che nella specie non si sono verificate». In estrema sintesi, entro il 20 giugno la Reggina doveva tassativamente chiudere il conto economico della stagione e non lo ha fatto. E per questo non ha diritto ad iscriversi al campionato cadetto.

Accolta la tesi del Brescia e della Figc che nell’udienza di martedì avevano usato il pugno duro contro i calabresi. «La sentenza è molto equilibrata e non ci sorprende. Era tutto chiaro fin dall’inizio» commenta l’avvocato Avilio Presutti che con il collega Giacomo Fenoglio ha rappresentato in aula il club di Cellino. «Prima ancora che la Figc si pronunciasse, il Brescia aveva già sollevato il problema del titolo sportivo della Reggina che non era autentico. I calabresi - concludono - sostengono di essersi salvati sul campo, ma il rispetto dei conti fa parte della classifica».

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