Il Brescia riapre casa: con il Como per provare a inserire la quinta

Direzione Mompiano: per provare a battere la superstrada della continuità. Per tentare di mettere, a tutti gli effetti, la quinta. Per inanellare la quinta perla di risultati utili consecutivi, ma allo stesso tempo anche per vedere se ce n’è abbastanza in modo da dare una sgasata di quelle che rappresenterebbero un incentivo notevole alla causa dell’entusiasmo da accompagnare in perfetto abbinamento alla fiducia ritrovata da quando sulla panchina del Brescia siede Rolando Maran.
Ci sono aspettative, ci sono voglia (e bisogno...) di far lievitare una classifica ancora troppo «mezzo e mezzo», ma di là c’è anche il Como che si presenta oggi al Rigamonti. Un Como che è: terzo (e nei primi 5 impegni contro le prime 8 il Brescia ha preso solo un punto), e costruito per vincere.
Gli altri
La serie A è il traguardo obbligato fissato dalla proprietà più ricca del calcio italiano, quella dei fratelli Hartono. Dall’Indonesia con furore e anche con gli algoritmi i quali hanno predetto - per semplificare - che con il precedente tecnico, Longo, passo e modalità di gioco non sarebbero stati sufficienti per arrivare alla meta. Quindi, dentro Cesc Fabregas: uno che da allenatore sulle spalle ha appena 4 panchine, ma che ha personalità, mentalità, idee e titoli da chi ha frequentato le scuole alte (dal professor Guardiola) e che il ribasso non sa cosa sia.
Tre vittorie e un pareggio il suo biglietto da visita, ma ancora non un modello di squadra come lo intende lui nello sviluppo di un gioco, con classica costruzione dal basso, che comunque si intende a viso aperto. Un terreno, al netto della disparità dei valori di rosa sotto ogni punto di vista, sul quale è presumibile che il Brescia possa sentirsi maggiormente a proprio agio rispetto alla scomodità di avversarie «tutt’indietro» come l’ultima versione della Reggiana e come ad esempio il Südtirol.
Test importante
Non a caso, citiamo quelle che sono state le due esibizioni più difficoltose sotto la bandiera di mister Rolly mentre con Pisa, e soprattutto Samp, gli andazzi sono stati diversi. Che dire: una specie - l’ennesima - prova del nove per capire un po’ di più della pasta di una squadra che mentre lavora per consolidarsi tatticamente, mentre cerca di aver cura di una indubitabile compattezza, scolpita in rimonte non casuali, ha invece ancora necessità di salire alcuni gradini per quanto riguarda una mentalità da affinare e che probabilmente è stato l’aspetto venuto un po’ meno a Reggio Emilia dove la squadra, magari anche per gli extra sforzi psicologici pagati nelle prime tre uscite del nuovo percorso, è stata al di sotto delle attese per ritmo e brillantezza.
Ci vuole pazienza (non va poi comunque dimenticato che 3 delle 4 partite del nuovo corso si sono giocate fuori casa) e così è anche se non ci pare in relazione a una squadra che, come abbiamo spesso sottolineato, soffre di mali profondi al di là di alcune mancanze a livello di personalità ed esperienza per colmare le quali serve cementarsi sempre più attraverso il lavoro, ma anche con il metabolizzare il fatto che il nome Brescia pesa, perché pesano le aspettative racchiuse nel nome stesso. Oggi, si gioca in casa e chi sarà sugli spalti, ci sarà con ancora negli occhi le immagini dell’ultima volta, contro la Sampdoria, in quello che si spera possa diventate - forse, chissà - il «modello Brescia». Atteso dalla prova del nove: o del cinque.
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