Parola d’ordine: organizzazione. Perché, anche quando cambiano i fattori, il risultato non cambia. Rolando Maran ha applicato al Brescia la regola della proprietà commutativa e l’ha fatto puntando sull’unica abilità possibile perché questo potesse essere possibile. L'organizzazione, appunto.
In una squadra «mobile» come le rondinelle il punto fermo resta quello, cioè l’unico aspetto che non è mai cambiato a differenza delle 18 formazioni di sua competenza che il tecnico trentino ha sovente modificato rispetto alla partita precedente. Formazioni che, a parte soltanto tre volte in occasioni di convincenti e brillanti vittorie – dopo il 3-1 alla Samp, dopo il blitz al Braglia di Modena (nella successiva con il Südtirol l’unico cambio nell’undici iniziale fu per l’infortunato Cistana) e dopo il 4-2 al Palermo – hanno sempre subito piccoli o grandi turn over, senza però perdere identità e, nel complesso, equilibrio. E questo al netto della specificità e importanza dei pezzi da novanta, fattore questo che resta chiaramente essenziale per il raggiungimento del miglior risultato. Eppure, anche nei momenti meno brillanti, la squadra ha retto l’urto, riuscendo a recuperare con le unghie e con i denti buona parte (ben otto volte) dei vari svantaggi subìti nell’era Maran.



