Calcio

Edo Bortolotti, 30 anni senza il campione del Brescia dal cuore cupo

La sorella Karin: «Avrei voluto vederlo oggi su una panchina ad allenare, manca tanto»
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30 anni dalla tragica scomparsa di Edo
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Il primo ad arrivare all’allenamento e il primo ad andarsene. Tempo della doccia dopo la sudata, parole col contagocce, un cuore cupo come se dentro ci fosse un temporale. Edoardo Bortolotti nel suo ultimo periodo da calciatore del Brescia era così, ma non è stato sempre così, anzi. Legatissimo alla famiglia, sorridente, scherzoso, convinto di poter diventare un grande giocatore. E lo è stato, anche se il contratto con la Roma è rimasto solo sulla carta, complice un brutto infortunio prima, la positività a un metabolita della cocaina poi, le compagnie sbagliate, infine la depressione.

Edoardo Bortolotti al Rigamonti - © www.giornaledibrescia.it
Edoardo Bortolotti al Rigamonti - © www.giornaledibrescia.it

E da 30 anni di «Edo» si parla solo al passato, ma se ne parla. In curva, nei bar, nei ritrovi dei tifosi, nei ricordi di chi ha visto sui campi un giocatore capace di fare il difensore come il centrocampista. Oggi verrebbe definito un «tuttocampista»: immaginate quanto potesse essere avanti a inizio degli anni Novanta un calciatore come Bortolotti.

Emozioni

La sorella Karin porta dentro di sé infiniti ricordi di Edo, «tanto che per me, per mia mamma, è come se non fossero passati 30 anni. Il dolore si attutisce, quello sì, i pensieri no: in fondo manca sempre un pezzo di cuore». Oggi Bortolotti avrebbe 55 anni e Karin spesso si immagina la vita del fratello. «Era nato per giocare a calcio, gli piaceva tantissimo e sono certa che sarebbe potuto arrivare a grandi livelli. Adesso se fosse in vita sarebbe magari un allenatore, di quelli pronti a dispensare consigli specialmente ai ragazzi. A chi mi chiede ora dove sarebbe mio fratello adesso, rispondo sempre sicura: sul campo».

Bortolotti con la mamma Rita e la sorella Karin - © www.giornaledibrescia.it
Bortolotti con la mamma Rita e la sorella Karin - © www.giornaledibrescia.it

Quel campo che lo ha visto soprattutto protagonista con la maglia del Brescia, arrivato dalla Voluntas con compagni come Corini, Luzardi, Ziliani. È giovane, ma scala gerarchie e posizioni. Ha classe, tempismo, visione di gioco. Ed esordisce in B che non ha ancora 18 anni. E dal biancazzurro Brescia all’azzurro Under 21 è un attimo. Tutto fila liscio, fino al 13 gennaio 1991. Edo ha un accordo con la Roma, ma a Lucca si rompe tibia e perone. Rientra a fine aprile, Bolchi lo porta in panchina giusto per fare numero, ma l’antidoping non fa sconti. Nelle urine ci sono tracce di un metabolita della cocaina. Bortolotti paga con la squalifica (15 mesi, poi ridotti a 12) e anche per il fatto che il suo caso arriva poco dopo quello di Maradona. Eco mediatica amplificata a mille.

Cambio

Non è più lo stesso, Bortolotti. Torna a giocare ma si sente addosso l’etichetta del «drogato» e ci sta male, malissimo. E forse chi avrebbe potuto tendergli una mano la ritrae. Il pallone diventa un peso, gli allenamenti un supplizio. Nella sua vita ci sono Gavardo, gli amici non sempre affidabili («In quanti si sono approfittati di lui, della sua bontà», ricorda Karin), la Lancia Delta con cui sfrecciare per le strade della provincia, la nonna come porto sicuro in cui andare a rifugiarsi. Ma la depressione diventa più forte di tutto, fino a vincere sull’uomo il 2 settembre di 30 anni fa.

Un contrasto tra Bortolotti e Vialli - © www.giornaledibrescia.it
Un contrasto tra Bortolotti e Vialli - © www.giornaledibrescia.it

«La Roma sarebbe stata davvero una possibile destinazione – dice Karin – ma lui alla fine era troppo legato al paese, al Brescia Calcio, chissà se sarebbe davvero andato in giallorosso. Eppure sono convinta che giocare via da qui una-due stagioni gli avrebbe fatto bene sotto tutti i punti di vista. Frequentare persone diverse, ambienti nuovi... Chissà, magari oggi sarebbe qui con me e se mi fossi sposata avrei coronato il mio sogno di averlo accanto come testimone. Eravamo legati, per quanto io avessi solo 17 anni quando se n’è andato. Però conservo le cartoline coi saluti che mi mandava dai tornei in giro per l’Italia».

Uno striscione esposto dai tifosi il 3 settembre '95 in ricordo di Bortolotti - © www.giornaledibrescia.it
Uno striscione esposto dai tifosi il 3 settembre '95 in ricordo di Bortolotti - © www.giornaledibrescia.it

Tra quelli che si ricordano di Edo c’è sicuramente Marco Zambelli, che negli anni è rimasto legato a Karin e mamma Rita. Ogni tanto lo si scorge al cimitero, per un sorriso e una preghiera. E poi i tifosi, perché Bortolotti resta nel cuore di tutti loro. «Sono contenta se qualcuno parla di mio fratello, è un modo perché il ricordo rimanga sempre vivo. Se la nuova società del Brescia dovesse farsi avanti mi farebbe piacere, dipende se lo sentono come qualcuno che ha fatto parte della storia». Sì, Edo ne ha fatto davvero parte.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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