Ricorrenza speciale, pranzo speciale, invitato speciale: ospite di un Santo Stefano non convenzionale, ma non inedito (4 precedenti, con 4 vittorie per il Brescia), niente meno che Eugenio Corini. L’uomo della cavalcata promozione, l’uomo al quale l’anno scorso il Brescia si aggrappò in corsa per un’altra missione serie A mancata per una goccia (di Latte Lath) e col sogno poi definitivamente naufragato a Monza. Gioia e mazzate, andata e ritorno: è stato composto di tanto e di tutto il percorso bresciano del Genio di Bagnolo che accettò la passata stagione di passare sopra ai precedenti gravi dissidi con Cellino, che rinunciò a soldi pesanti e anche a mettere in discussione la sua immagine immacolata di eroe del 2019 solo per amor di Brescia.
Poi lasciato, sempre per amore e nel segno di una incontestabile onestà intellettuale marchio di fabbrica del bagnolese, pur potendo contare su un altro anno di contratto: «Perché era arrivato il momento di chiudere» ha detto Corini parlando di una partita «che segna per me un ritorno speciale. Porto nel cuore la squadra della serie A. Cellino? Mi resta il rammarico, e anche a lui, di non essermi giocato la A come avrei voluto, ma lo ringrazio per il continuo confronto e talvolta scontro. Un allenatore deve sempre avere la forza mentale di mettere in campo una squadra che ritiene sua e mi è sempre stato permesso di farlo».




