Derby Brescia-FeralpiSalò, l'indifferenza formale di Cellino

Una partita come un’altra, una settimana come un’altra. Massimo Cellino, che peraltro dopo la gara contro l’Ascoli è volato a Londra (e che domani potrebbe anche non essere allo stadio), l’attesa della sfida contro la FeralpiSalò la vive come quella per qualsiasi altra gara di campionato. Non ha trasmesso ad allenatore e squadra pressioni diverse dal consueto e già nella norma sempre spinte verso l’alto e anche oltre. Indifferenza - almeno da un punto di vista «formale» - è la parola. Casomai, specie dopo i pareggi con Spezia e Ascoli, l’interesse è di vedere a una crescita dell’espressione del gioco. Come sempre insomma, Cellino va di fretta: nessuna notizia.
Sensazioni
Dunque, tutto scorre come sempre nel quartier generale di un Brescia dove la linea in relazione all’attesa della gara con la FeralpiSalò d’altronde l’ha dettata in giorni non sospetti il capitano Dimitri Bisoli: «Il nostro derby è con l’Atalanta». Tutto ciò premesso, il resto non è comunque noia. E se anche quello di domani non è considerato dall’ambiente un derby «vero», chi non uscirà contento dalla partita, rosicherà. E tanto.
Torniamo al punto uno e quindi a chi ha in mano la catena di comando del Brescia, Massimo Cellino. Perché al di là dell’indifferenza di cui sopra, quasi a voler rimarcare rapporti di forza impari tra piazze, è piuttosto difficile che nella sostanza non ci sia un interesse anche simbolico: chi ha più da perdere, a livello diciamo di immagine, è il Brescia. Inutile girarci intorno: con Giuseppe Pasini - rappresentante di quel tessuto imprenditoriale locale dal quale Cellino non si è mai sentito accolto e ben visto - il presidente del club cittadino non si è mai preso. E le distanze sono sempre rimaste ben marcate.
Dentro un rapporto caratterizzato sin dagli inizi da niente più che fredda cordialità. Un rapporto personale tra presidenti non esiste e prova ne è anche il fatto che all’indomani della promozione in serie B, non risulta che Cellino si sia complimentato direttamente con Pasini: le congratulazioni sono state inviate via pec da società e società. Vero che il presidente del Brescia non è tendenzialmente amante delle smancerie, ma il fatto è abbastanza emblematico a riassumere una mai dichiarata, ma esistente nelle cose, rivalità «a bassa intensità», ovvero appunto nascosta nelle pieghe.
Parla da sé (ma questo è un vulnus della prima ora) la mancata collaborazione tra club ad esempio per quanto riguarda scambi di giocatori, con anzi i gardesani «spostati» sull’Atalanta, e compreso il fatto che col passare del tempo nemmeno più l’organizzazione di una amichevole sia stata una ipotesi di attualità. A far saltare poi il tappo dell’apparenza, la querelle estiva (una riproposizione di quanto già avvenne nel 2012 quando in quel caso fu Corioni a dire no a Pasini) relativa alla richiesta della FeralpiSalò di utilizzare il Rigamonti. Cellino, che comunque avrebbe ugualmente detto no con una decisione che la maggior parte della tifoseria ha tra l’altro condiviso, si risentì per tempi e modi della domanda da parte dei gardesani: fatta via pec in giorni che erano di tensione visto che precedevano lo spareggio salvezza dei play out. Tempi e modi, appunto vennero considerati indelicati. In definitiva: Cellino dà un significato particolare alla partita di domani? No, ma sì. Insomma, dimmi che ci tieni senza dirmi che ci tieni: e in fondo Gastaldello e i suoi o sanno molto bene.
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