Coppa d’Africa, folle notte a Rabat: cosa resta dopo Marocco-Senegal

«Dirou niya». In arabo significa «abbiate fiducia nei vostri animi»,«mettete in campo tutto ciò che avete: cuore, rabbia, passione, sacrificio». Nel calcio è un’espressione che emerge quando tutto sembra perduto, quando non c’è margine di errore e l’unica opzione che rimane è andare oltre i propri limiti.
È lì che l’espressione trova il suo senso più profondo. Ed è ciò che ha fatto domenica sera il Marocco (i Leoni dell’Atlante) che ha lottato fino all’ultimo nello scontro finale contro il Senegal (i Leoni della Teranga) per la 35esima edizione della Coppa d’Africa.
Notte sfortunata
Una battaglia tra Leoni quindi che si è giocata con costante equilibrio, ferma sullo 0-0 fino al 90’, e poi è esplosa. Prima il gol non concesso dall’arbitro congolese Ndala Ngambo per il fallo di Seck su Hakimi e poi l’episodio che fa degenerare il tutto. Poco prima della fine dei tempi regolamentari il direttore di gara fischia un rigore a favore del Marocco per la caduta in area di rigore di Diaz, dopo la trattenuta di Diouf.
È lì che la furia dei senegalesi si fa largo: i tifosi alzano mani e sedie al cielo, tentando di invadere il campo. Intanto il Ct del Senegal invita la sua squadra ad abbandonare il campo. L’unico a restare è il capitano Sadio Mané che richiama i suoi compagni, incitandoli a continuare la partita ed evitando così l’esclusione dal prossimo mondiale.
Una scena che ha acceso non poche polemiche da parte di sportivi, giornalisti e, in primis, della Federcalcio marocchina che proprio ieri ha annunciato un reclamo alla Confederazione africana e alla Fifa «perché si pronuncino su questa messa in scena del Senegal». La risposta della Caf non è tardata ad arrivare: l’organizzazione infatti ha condannato «il comportamento inaccettabile di alcuni giocatori e dirigenti, deferendo la questione agli organi competenti affinché vengano adottati i provvedimenti opportuni».
Sulla stessa linea anche il presidente della Fifa, Gianni Infantino, che ha definito «inaccettabile abbandonare il campo di gioco – e ha aggiunto – che le brutte scene devono essere condannate e mai più ripetersi». Intanto arrivano le scuse da parte del Ct del Senegal, Pape Thiaw, che – pentito della sua reazione – si è detto dispiaciuto e ha ammesso «non avremmo dovuto farlo».
Finale storica
Una finale storica, di grandi tensioni, dove la fortuna non è stata dalla parte del popolo maghrebino. Nella folle notte a Rabat il rigore battuto da Diaz viene fermato da Mendy e il giocatore sbaglia forse il penalty più importante della sua carriera.
Qualche minuto dopo arriva il gol decisivo: Pape Gueye diventa l’eroe di Rabat in una notte di dolore per il Marocco. E così a Diaz non resta che cedere la corona del Re al campione del Senegal, che si guadagna così la sua seconda stella, dopo la vittoria nel 2021 contro l’Egitto ai rigori.
Per il Marocco ora è tempo di leccarsi le ferite, ma senza abbandonare quello spirito – il «Dirou niya» – che li ha accompagnati in un percorso che resta inciso nella storia del calcio marocchino e li ha visti, proprio negli ultimi Mondiali, arrivare a un passo dalla finale.
E sul futuro del Senegal, uscito vittorioso dalla Coppa d’Africa, ma sconfitto sportivamente, non resta che aspettare la decisione della Caf e della Fifa.
Riproduzione riservata © Giornale di Brescia
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