La città è pronta ad abbracciare l’US Brescia

È una storia di calcio, ma è anche una storia di vita. Vita della città. Pronta a (ri)nascere insieme alla storia della sua squadra. Una storia che sarà diversa da quella che abbiamo sempre conosciuto. Si riparte da zero, ma con la volontà di costruirsi attorno a ciò che di felice e anche meno felice c’è stato lungo 114 anni. Centoquattordici anni dai quali 8, quelli dell’era Massimo Cellino, sarebbero da sottrarre di default. Ma non è possibile e anche con quel ricordo ci sarà da convivere: come si fa con una brutta cicatrice. Per ora, c’è ancora una ferita aperta. Che brucia. E che è riuscita a far male anche sulla pelle di chi il Brescia non l’ha mai avuto dentro perché il Brescia, in fondo, non è mai stato realmente sentito dalla città. Che più spesso, anzi, l’ha vissuto come un fastidio. E siccome nulla è mai un caso, l’avvento celliniano fu proprio frutto del menefreghismo local.
Risposta
Ma se fino a un certo punto di fronte alle vicissitudini del Brescia è stato possibile voltare la testa dall’altra parte (avvenne con Corioni, avvenne prima dell’arrivo di Cellino), dal 6 giugno in poi non è più stato così. Brescia, tutta, è stata messa al muro. Un affronto. Di fronte al quale c’è stata una reazione non solo pronta, ma anche compatta. E se lì per lì una risposta all’offesa arrecata dall’imprenditore sardo era un obbligo morale e istituzionale, via via è diventata qualcosa in più: prendere parte al progetto di rinascita biancazzurra non è più stato percepito solo come un dovere, ma anche come un piacere. Convinto. Tanto che agli accorati (ed emozionanti, dicono i rumors) appelli, di Giuseppe Pasini di dargli una mano a operare una transizione della sua FeralpiSalò in altro, hanno risposto – stanno rispondendo o risponderanno – anche industriali e imprenditori che per il calcio non hanno mai nutrito interesse.

Come queste forze e queste risposte da parte del tessuto produttivo territoriale verranno canalizzate, come i processi decisionali del nuovo Brescia si sostanzieranno, quali saranno i rapporti di forza e i numeri complessivi, inizieremo a scoprirlo – insieme al timing delle ambizioni sportive – questo pomeriggio alle 18 quando, a Palazzo Loggia, in salone Vanvitelliano, andrà in scena una cerimonia da tutto esaurito alla presenza di tutte le personalità della città. Non ci saranno invece il presidente della Figc Gabriele Gravina (in Svizzera con l’Italia femminile) e neanche il presidente della LegaPro Matteo Marani (ha una riunione fiume con Sky per il rinnovo dei diritti tv proprio all’ora del battesimo biancazzuro).
Alla scoperta dunque del nuovo Brescia. Che sarà US Brescia anche se questa denominazione potrebbe non essere completa. La struttura che lavora per Pasini e che si è fatta le ossa a Salò –centrando anche la serie B – si è tenuta delle sorprese in serbo. Di certo, al di là del lato affettivo-passionale, si tratta di una grandissima operazione imprenditoriale e politica. Quella politica che a propria volta si è spesso tenuta lontana dal Brescia.
Accompagnamento
Tutta l’operazione è stata concertata e accompagnata da Palazzo Loggia con approvazione bipartisan dato che anche l’opposizione ha benedetto l’iniziativa che oggi vedrà la luce. In un contesto di aspettativa altissima da parte della maggioranza della tifoseria che per moltissimi anni ha sognato una società con alla guida big locali.

È la leggendaria «cordata» che – sebbene in altra forma – si fa realtà. È una sfida molto ambiziosa che mette in palio la possibilità di un futuro radioso, ma con la consapevolezza che già nel presente occorrerà dare risposte. Anche per provare a convincere chi proprio non ce la fa o non se la sente di aderire sentimentalmente al nuovo che avanza. Qualcuno non aderirà mai – e occorre accettarlo – qualcuno aspetta solo di farsi convincere attraverso i fatti. Di certo, da questa sera le chiacchiere stanno a zero: le suggestioni lasceranno spazio a eventi e, naturalmente, risultati. Quelli che a un certo punto, torneranno in primo piano e a dettare umori e agende per troppo tempo riempite da appuntamenti in tribunale e dintorni.
Purtroppo, il fantasma di Cellino aleggerà per un po’ (che ha fatto ricorso al Tar di Brescia per riavere il Rigamonti), ma fin qui questo pensiero, al pari di altre iniziative (ne riferiamo nella pagina accanto) non è mai riuscito a scalfire la precisa volontà di Pasini e del suo gruppo oltre che della sindaca Laura Castelletti e della sua giunta. Oggi al tavolo dei relatori ci saranno i due attori principali oltre all’assessore allo sport Alessandro Cantoni. Parleranno a una platea di 160 persone (è a capienza del Vanvitelliano), ma idealmente parleranno a una città intera. Parleranno di calcio. Ma non è mai solo calcio. E ce lo ha insegnato una disavventura.
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