Brescia, un passo indietro che però non ridimensiona le aspettative

Se una squadra nettamente più forte ne affronta un’altra nettamente più debole con la misura di questo divario «scritta» nel rapporto di 3-1 che esiste tra i monte ingaggi (ovvero: il monte ingaggi del Venezia è il triplo di quello del Brescia), per sovvertire il pronostico occorre che in una data giornata la squadra più forte non sia al 100% e che la squadra in condizione d’inferiorità viaggi invece al 110% sopperendo a gap qualitativi, fisici e di ampiezza della rosa prima di tutto attraverso un grandissimo atteggiamento.
Ebbene, domenica in Laguna si è verificato che la squadra più forte era anche in giornata «sì» col punto esclamativo e che l’altra, oltre a non essere al completo, non fosse nemmeno al proprio massimo sotto altri punti di vista. Quindi, tra Venezia e Brescia è semplicemente andata come doveva andare secondo la carta. Q
uindi, quando mancano 5 giornate al termine della regular season, preso atto del fatto che il Brescia dei sogni non ha raccolto punti né in casa né in trasferta con Parma e Cremonese, che in trasferta ha perso contro Como e, appunto, Venezia e con dunque un totale di appena 4 punti raccolti contro le attuali prime quattro della classifica, si può tranquillamente affermare che questi dati non rappresentino un caso.
Bensì una evidenza: il Brescia è nella sua esatta dimensione di campionato. Quella di una squadra che, come da pronostici, aveva tutto per salvarsi tranquillamente - come è avvenuto - e che con un po’ di fortuna avrebbe potuto provare a togliersi qualche piccola soddisfazione. Cosa che sta avvenendo solo che non si tratta di fortuna bensì di lavoro e crescita: si tratta di effetto Maran. Il Brescia, corto com’è, non può ancora competere (almeno non sulla partita secca) con le super big (se Cellino resterà e intenderà dar seguito ai propositi di serie A deve avere ben chiaro che non si tratta di fare solo tre innesti...).
Il gap
Il Brescia di oggi può dare del gran filo da torcere, ma poi (a esempio pensando alle partite di Como e Parma) manca sempre almeno il dettaglio. Quando non anche il resto: come a Cremona e come, in parte, anche a Venezia.
Dove non hanno pagato nemmeno alcune scelte come quelle di Mangraviti dal 1’, o di Fares (possiamo ormai parlare di scommessa persa) come carta tattica: ma del resto cosa c’era a disposizione per poter pensare di cambiare il corso di una partita segnata in tutto?
Inoltre, detto, scritto e sottolineato della forza della squadra di Vanoli, è anche vero che il Brescia non è stato, nemmeno nel mood, il Brescia degli ultimi tempi: c’è stato un ritorno a una certa «timidezza» quando non anche a un certo timore riverenziale. Insomma, c’è stato un passo indietro. Che tuttavia non ridimensiona nessun tipo di ragionamento o aspettativa: il Brescia può regalarsi un finale di stagione da protagonista.
Chiuso il discorso per riaprire una ipotetica lotta per il sesto posto (6 punti di gap dal Palermo), torniamo alle origini della contendibilità solo di settima e ottava piazza. Il Brescia - ora settimo - è in una posizione di vantaggio tra il +2 sul nono posto e un calendario che non prevede più scontri diretti, ma solo appuntamenti con chi in classifica è dietro (il che però può essere arma a doppio taglio con anche il «jolly» Lecco (ma occhio alle bucce di banana). Ora, per cominciare, c’è un doppio appuntamento consecutivo in casa, tra Ternana e Spezia: fuori l’entusiasmo. Si può far tutto.
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