Calcio

Brescia, un anno di Maran: il regalo migliore è la ritrovata fiducia

Il tecnico si insediò in biancazzurro durante la scorsa sosta di novembre: dopo l’assoluzione di Cellino, è tempo di invertire la rotta
La seconda avventura a Brescia di Rolando Maran «compie» un anno - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
La seconda avventura a Brescia di Rolando Maran «compie» un anno - Foto New Reporter Nicoli © www.giornaledibrescia.it
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Un anno e sta. Soprattutto resta: con e per merito. E perché gli allenatori – regola d’oro vuole – si cambiano non tanto (o non solo), per i risultati. Ma semmai perché non hanno più in mano il telecomando della squadra. E qui, al Brescia, non è certo il caso di Rolando Maran.

Massimo Cellino questo lo sa, lo ha visto e lo ha capito. Come forse lo ha sempre saputo, visto e capito anche in altre circostanze: solo che fino a un anno e mezzo fa il presidente ha sempre vissuto e agito di istinto puro, quello che lo ha puntualmente molto spesso portato ad assestare un calcione al secchio del latte. Qui, magari latte al momento ce n’è poco, ma il secchio è ancora in piedi e, inusualmente, si cerca di trattarlo con cura.

Un anno solare

Insomma: un anno e sta. Su quella panchina del Brescia sopra la quale mister Rolly, in questa sua seconda vita biancazzurra, compie 40 panchine di campionato (più una si play out) distribuite in un anno solare a cavallo di due stagioni. Tu chiamali se vuoi piccoli grandi record, da queste parti.

L’arrivo

Rolando Maran con la sciarpa del Brescia nel giorno della sua presentazione - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it
Rolando Maran con la sciarpa del Brescia nel giorno della sua presentazione - Foto New Reporter © www.giornaledibrescia.it

Maran si insediò alla guida del Brescia il 14 novembre giusto. Ma sostanzialmente era già il prescelto in occasione di quella partita casalinga contro la Cremonese che fu la prima del post Gastaldello e in occasione della quale toccò a Belingheri della Primavera metterci la faccia. Andò malissimissimo, con un pesante 0-3. Rolly, in quella circostanza fu attento osservatore.

Prese nota di ciò che vide, lo espose a Cellino, accettò l’incarico che gli fu offerto e montò in sella. Iniziando sin da subito a stringere un patto di ferro con i suoi ragazzi e portando in dote esperienza ed empatia. E dimostrando loro di avere ciò che i predecessori dei tempi più recenti non avevano: autonomia di pensiero. Condivise o meno, le scelte sono sempre state, e sono, sempre le sue. E questo un gruppo lo sa riconoscere.

I numeri

Quaranta partite, per un totale di 55 punti, 38 in 26 gare la passata stagione, 17 in 13 in questa passando – da campionato a campionato – da una media di 1,4 punti a quella attuale – ma con la metà delle gare giocate – di 1,3.

In totale: 14 vittorie, altrettanti pari e 12 sconfitte. Il trend di questa stagione è in calo e lo è anche a causa di un fase difensiva che ha perso via via solidità arrivando, ora, a essere la peggior retroguardia della serie B al pari del Südtirol.

Il momento

Sarebbe potuto, e anche dovuto, essere un «compleanno» molto diverso questo per Maran. Un compleanno sereno e pienamente in linea con l’obiettivo di lavorare a tutta in questa sosta per ripresentarsi allo sprint d’inverno con tutte le pedine giuste al posto giusto per provare ad accelerare e in più essendosi lasciati alle spalle il peggio. Ma il Cosenza, il maledetto Cosenza, ha mandato tutti i piani all’aria. E ha spedito tutti nel pallone. Anche lo stesso allenatore, colpito come non mai.

L’assoluzione

Massimo Cellino in tribuna sabato accanto alla moglie - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it
Massimo Cellino in tribuna sabato accanto alla moglie - Foto New Reporter Comincini © www.giornaledibrescia.it

L’esonero, questa volta anche lo stesso Maran – che la sconfitta se l’è sentita tutta addosso – lo ha temuto. Poi però ha avuto in regalo le parole di Massimo Cellino: assoluzione per il tecnico, j’accuse ai giocatori. Inchiodati alle loro responsabilità. Esposti anche mediaticamente nelle loro responsabilità. E che adesso, hanno il compito di farsi degli esami di coscienza e spingere a mille. Insieme al loro tecnico.

Gli umori

«Questa è una squadra che somatizza» ha detto il tecnico nel dopo partita di Cosenza. E questo, è il tema vero. Più ancora, probabilmente, di quello fisico chhe Cellino è convinto sia la causa degli ultimi mali del Brescia. Ma il fatto è che la squadra, con poca leadership e mal distribuita, letteralmente pende perlopiù da umori e forma del proprio tecnico, nel bene e nel male.

Ora però, detto che la fiducia ricevuta anche per il tecnico deve essere uno stimolo aggiuntivo per tornare a vedere solo soluzioni e non problemi, per pulirsi la testa, è tempo di provare smentire questa tesi: è tempo di invertire la rotta e di adoperarsi per togliere le castagne dal fuoco anziché attendere sempre che ci sia chi lo faccia per essa. Per Maran è passato un anno. E sta.

Riproduzione riservata © Giornale di Brescia

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