Brescia, tra i più presenti Bisoli raggiunge Zambelli

Duecentonovantanove. Da leggere tutto d’un fiato, per capirne la grandezza. Quella che ormai non ha più parole per essere descritta quando si parla di Dimitri Bisoli.
Il capitano, dopodomani al Rigamonti contro il Catanzaro (ore 15), spegnerà cotante candeline, quelle che rappresentano le sue presenze nelle partite ufficiali con la maglia del Brescia. Quelle che gli consentiranno di affiancare Marco Zambelli, un altro capitano con la C maiuscola che l’ha preceduto, sul quinto gradino della classifica «all time» delle rondinelle. Un traguardo prestigioso per Dimitri che, ne siamo sicuri, sarà altamente orgoglioso di poterlo tagliare.
Sensazioni
Ma chi è altrettanto felice di questa meta raggiunta è il suo coinquilino su quel quinto gradino, cioè il gavardese doc Marco Zambelli: «Sono davvero felice per lui. E se devo rosicare – ride – non è certo perché mi ha raggiunto e ora mi supererà, ma perché io non sono riuscito a fare cifra tonda per una sola partita. Ma questi sono e rimangono dei numeri. Io sono in un momento della vita (il prossimo agosto sarà quello dei 40 anni, ndr) in cui mi dà un po’ fastidio essere ricordato solo per quello che sono stato come calciatore. Nel senso, finisce un periodo della vita e hai voglia di essere anche qualcos’altro e magari essere ricordato pure per quello che stai facendo. Questo per dire che sono uno che alle statistiche e ai numeri non bada molto, però auguro a Dimitri di raggiungere e magari superare anche i primi quattro perché, per quello che ha dato al Brescia e per quello che sente dentro per questa maglia, se lo merita. E per il bisogno che ha Brescia di figure così».
Cuore biancazzurro
Una classifica che là in alto, tra tante icone bresciane, vede solo due calciatori non indigeni, ma che hanno fatto del Brescia e di Brescia la loro seconda casa, tanto da essere considerati a ragione dei bresciani acquisiti, e cioè Andrea Caracciolo e appunto Dimitri Bisoli: «Perché si sono trovati bene e hanno fatto diventare il loro impegno con questi colori qualcosa in più di un lavoro, acquisendo un senso di identità. Ed è questo senso – sottolinea Zambelli – che ha fatto raggiungere ad entrambi determinati traguardi».
Poi, da ex capitano, scappa una curiosità: come si sarebbe sentito con suo padre allenatore della sua squadra? Zambelli ride... «Eh, capisco che non sia facile per Dimitri, soprattutto nello spogliatoio dove qualche parolina (e ride ancora, ndr) può scappare sul tecnico. Però è una situazione difficile da capire se non la si prova. Ma conosco Dimitri e so che è una persona intelligente e l’intelligenza aiuta sempre. Per questo dico che, essendo cosa rara, deve godersi il momento anche come famiglia e nello spogliatoio può diventare un punto di forza: chi come il figlio conosce il padre e può spiegare ad un compagno il perché di certi atteggiamenti o richiami che magari il compagno ha subìto e dei quali non è d’accordo? Ripeto, considerando l’intelligenza dei soggetti in questione, io dico che può essere un punto di forza nelle gestione del gruppo».
Cammino
Ma questo è un Brescia che sta imboccando la strada giusta? «Zambo» è certo di un aspetto peculiare: «Questa è una squadra che sta acquisendo più sicurezza. Chiarisco: non è che l’insicurezza venga per forza dall’allenatore e pensare che prima c’era uno come Maran conferma questo. Però ultimamente vedo un Brescia più ordinato, più sicuro dei propri mezzi, più consapevole che quando c’è da soffrire sa farlo. Vero che i piccoli passi fanno vedere il bicchiere mezzo vuoto, ma devi smuovere la classifica e poi chiaramente dare un senso a questi punticini con una vittoria. Io ritengo che in queste ultime sei giornate siano stati costruiti i presupposti per cambiare definitivamente marcia perché, nonostante questa rosa non sia lunghissima e spesso falcidiata dalle assenze che contano anche per avere allenamenti più intesi e "veritieri", io credo che il Brescia possa, e in certi frangenti l’ha dimostrato, lottare ancora per i play off».
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